La Provincia ha stanziato l'importante cifra di quaranta milioni di euro per finanziare interventi di ristrutturazione interna e delle facciate degli edifici dei centri storici del Trentino. Finanziamenti destinati all'iniziativa di privati, con una quota riservata a giovani e anziani, e il vincolo d'uso di materiali della filiera trentina, in particolare legno e pietra. Si tratta, senza dubbio, di un provvedimento che va in direzione di tutelare e valorizzare il patrimonio urbano e architettonico, racchiuso in questi «grumi» di storia artistica che rappresentano, con una continuità culturale e antropologica, la vera identità del nostro territorio e dei suoi paesaggi. Ora sono auspicabili, in tale direzione, altri provvedimenti simili, particolarmente necessari se rivolti alle amministrazioni comunali per la parte di patrimonio pubblico che è soprattutto lo spazio aperto, le piazze, i luoghi della collettività. Senza una coerenza tra privato e pubblico non si garantisce continuità di qualità e bellezza delle singole architetture con quanto vi sta intorno. Ugualmente, un decreto simile sarebbe determinante qui in Trentino, come fatto a livello statale, per le aree di edificazione moderna che presentano seri problemi di degrado, marginalità, mancanza di requisiti estetici minimi. Si aprirebbe un mercato nuovo: rigenerare lo spazio urbano, infatti, vuol dire dare opportunità per giovani progettisti e imprese, costruire una filiera di omogeneità tra storia e modernità, tenute sempre nostalgicamente e pericolosamente separate. Uno sguardo speciale, in questo ambito, merita Trento, che non ha solo il patrimonio storico-artistico più significativo, ma è sede di importanti architetture moderniste, pubbliche ma anche molte private, con progetti di architetti quasi tutti locali, i quali tra le due guerre hanno lasciato segni di assoluta originalità e ricchezza culturale. Con i suoi circa centotrenta edifici censiti dalla Sovrintendenza, è un inestimabile valore urbano, simbolico, artistico. Se non si vuole che le celebrazioni dei cinquant'anni del Piano urbanistico provinciale si rivelino solo un momento retorico, una ripartenza che contempli un riequilibrio tra storia, modernità, contemporaneo, privato e pubblico, centro e periferia deve essere obiettivo delle prossime azioni legislative e dei progetti di largo respiro dei prossimi anni.