Assegnazione del titolo, si impone Parma. Il sindaco: penalizzati dalla vicinanza con Matera «Complimenti a Parma. Il titolo aggiunge qualcosa a un patrimonio riconosciuto dal mondo. Per Bitonto la finale è stata, invece, una data straordinaria che rilancia qualcosa di più grande ancora. Resta una esperienza molto positiva che ha portato e porterà pubblicità gratuita e che fa scoprire un altro volto della città». Michele Abbaticchio non sembra rammaricato più di tanto. Dopo l'inserimento fra le dieci città finaliste, aveva sperato che Bitonto potesse diventare Capitale italiana della cultura per il 2020. Il sogno si è infranto ieri mattina, a Roma. Quando il ministro ai Beni culturali, Dario Franceschini, ha aperto la busta che conteneva il nome scelto dalla commissione presieduta da Stefano Baia Curioni, il sindaco bitontino ha avuto solo un attimo di esitazione prima di applaudire. «C'era una piccola speranza racconta dopo la cerimonia ma avevamo già raggiunto il nostro obiettivo. Alla fine hanno pesato due fattori: la maggior visibilità del comune scelto e la vicinanza a Matera, capitale europea della cultura nel 2019, che non ha giocato a nostro favore nell'ambito di una pianificazione della promozione istituzionale». La mancata vittoria, però, non rappresenta una sconfitta per l'attività culturale della città, impegnata a promuovere una immagine diversa dopo i tanti fatti di cronaca, ultimo l'omicidio dell'innocente Anna Rosa Tarantino. «Ribadisco che comunque realizzeremo i progetti inseriti nel dossier promette Abbaticchio . La riqualificazione del lungolama è già finanziata, il centro tecnologico verrà inaugurato ad aprile, proseguiremo l'attività di valorizzazione del nostro patrimonio insieme alle scuole. Manca un milione per l'attività culturale pura, ma fra risorse della Regione, che ha promesso 300 mila euro per il Traetta Opera Festival e quelle comunali ce la faremo».