Telefonate al vetriolo con prefisso internazionale, musi, scene isteriche, dimissioni (ritirate) da parte di Massimo Minini, presidente di Brescia Musei, e interrogazioni sulla tappezzeria d'artista all'ordine del giorno del consiglio comunale: a luglio, il sindaco Emilio Del Bono ha chiuso il Kapoor-gate dopo «una valutazione attenta con assessori e dirigenti» (cit). Fuori dalle righe: non voleva rischiare di aprire la Pinacoteca con un giorno di ritardo o dover fare variazioni di bilancio troppo esose. A settembre, però, il comitato tecnico per l'arte e l'architettura contemporanea del ministero ai Beni culturali, cui erano state inoltrate le bozze del progetto, cui la Soprintendenza aveva già dato il proprio placet, ha dato parere favorevole: Brescia Musei ha congelato il piano con l'auspicio di riprenderlo più avanti, dopo le elezioni. Nessun «good bye» definitivo all'artista anglo-idiano. Ma vedendo la Pinacoteca, con la sua tappezzeria di velluto (i colori sarebbero gli stessi scelti da Anish Kapoor) sembra impossibile pensare di disallestire le sale e rifoderarle con la trama di tessuti concepita dall'artista. Fonti interne alla Loggia assicurano che il sindaco Emilio Del Bono sia ancora irremovibile sulla sua idea: non s'ha da fare. Anche perché il progetto dell'arti-star sarebbe molto simile a quello che già si vede nelle 21 sale del palazzo, sebbene nella versione di Kapoor i colori tra cui rosso cardinalizio, blu, grigio perla sfumassero d'intensità e diventassero più rarefatti dal soffitto al pavimento.