«Sarà un museo all'avanguardia». In autunno pronta la copertura di vetro del cortile Sale di velluto colorato che esaltano le opere, luci al Led, impianti a pavimento: quella che aprirà il 17 marzo dopo 9 anni sarà una Pinacoteca hi-tech. La Loggia e Brescia Musei hanno concesso un'anteprima a stampa e cultori della materia, svelando le stanze e un embrione dell'allestimento. Hanno già trovato posto i quadri del Ceruti. Il velluto rosso cardinalizio è ton sur ton con l'abito dalle maniche a sbuffo della serva nella «Cena in Emmaus». I «Profeti» del Moretto fluttuano nella sala lapislazzulo, e il Laocoonte postumo del conte Tosio morì prima di vederlo: Paolina fece saldare le fatture agli eredi e l'opera arrivò a Brescia in treno s'intravede sotto un telo trasparente. Dai lucernari trapela una luce artificiale che assorbe gli umori di quella naturale: esalta ogni centimetro di una Pinacoteca capace di sedurre anche i più scettici e gli intransigenti. Il palazzo del conte Leopardo Martinengo aprirà al culto dei visitatori e a una bolgia umana il 17 marzo, dopo nove anni di astinenza dai suoi capolavori, esiliati in Santa Giulia e al Museo Diocesano, e un restauro da 6 milioni e mezzo di euro (di cui 1,5 arrivati da fondazione Cariplo). Loggia e Brescia Musei hanno concesso una preview ai cronisti impiccioni tra quadri ancora incartati, pitocchi e lavandaie già accolti nelle sale di velluto, tecnici che danno gli ultimi ritocchi. «La Pinacoteca ha detto Luigi Di Corato, direttore di Brescia Musei sarà uno dei più importanti esempi di museologia in Europa». Senza presunzione: «Ci siamo confrontati con un edificio storico importantissimo, con tutte le difficoltà del caso, e abbiamo immaginato una struttura assolutamente raffinata, con impianti e un allestimento di altissima qualità: abbiamo tentato di trovare l'armonia tra il presente e il passato. La Pinacoteca nasce grazie al senso civico dei bresciani, di Paolo Tosio e di Leopardo Martinengo. Il progetto tiene conto della coscienza civica, speriamo sia d'ispirazione per il futuro». La suggestione: «Abbiamo immaginato un luogo confortevole, non costrittivo, in cui le persone possano vivere un'esperienza piacevole». Il percorso 110 dipinti, altrettanti oggetti si dipana tra tappezzerie di velluto rigorosamente abbinate ai colori e agli sfondi olio su tela, su un pavimento a terrazzo veneziano (il parquet a lisca di pesce è stato scartato). «L'allestimento segue tre principi dice Di Corato : l'ordine cronologico, i nuclei collezionistici, l'accostamento fra oggetti e i dipinti. A piano terra, esporremo opere a rotazione». Il viaggio nell'arte inizia dal gotico internazionale del tardo Trecento in una delle rare sale con l'intonaco alle pareti (le altre hanno il velluto o gli stucchi recuperati: uno stacco voluto tra le parti che si affacciano sul cortile e quelle più antiche). Foppa, subito dopo, avrà una stanza foderata di grigio perla. Il divo della collezione, l'«Angelo» di Raffaello, il suo «Redentore», la«Madonna dei garofani» della sua bottega, la «Salomè» impudica e l'«Annunciazione» del Moretto saranno gli inquilini della sala blu. Ancora: la «Cena in Emmaus» sarà in corrispondenza amorosa con le «Natività» di Lotto e Savoldo, e una sala sarà riservata ai polittici, tra cui il Paroto concesso in prestito da Ubi fondazione Cab. I pitocchi vestiti di stracci e le lavandaie del Ceruti, incluso il ciclo di Padernello, sono già appesi in una sala rivestita di velluto verde bottiglia e gli oggetti in quelle in cui trapelano gli antichi stucchi una mano impudente aveva ricoperto di vernici bianche . L'allestimento finisce nell'Ottocento, con le reliquie del conte Tosio: la «Nascita del Battista» di Angelica Kauffman, bella e osannata pittrice tedesca e sedicente amante di Goethe (lo ritrasse con un invidiabile cappello a tese larghe) e i due Hayez concessi dal sindaco Emilio Del Bono, che li aveva nel suo ufficio e se ne è privato (ma spera di sostituirli con il Bagnatore appena comprato all'asta). C'è anche il Laocoonte inedito che il conte non è mai riuscito a vederlo: fu completato nel 1854, e fino ad ora è restato nascosto dei depositi. Ogni opera entrerà a palazzo solo dopo il restauro concesso anche dai mecenati e dalla chiamata alle arti. I lavori sono ancora in corso: «Continueremo fino all'ultimo minuto» fa sapere l'assessore Valter Muchetti. In autunno, massimo inizio del 2019, sarà pronta la copertura di vetro del cortile che,con il bar, permetterà al pubblico di bere un espresso a palazzo anche quando la Pinacoteca sarà chiusa. «A questo obiettivo abbiamo lavorato con grande unità d'intenti con la Loggia: inizialmente, il progetto guardava al palazzo come a quello di un nobile collezionista dell'Ottocento. Poi si è deciso di mettere in primo piano il contenuto rispetto al contenitore» fa sapere il soprintendente Giuseppe Stolfi. Il vice sindaco Laura Castelletti ricorda come «al nostro insediamento ci siamo trovati una Pinacoteca chiusa da nove anni senza un solo euro a bilancio negli ultimi due. La riapriamo con un lavoro di squadra». Per il sindaco Emilio Del Bono «abbiamo altre due sfide: la Crociera di San Luca e il Castello. Le coglieremo».