Franceschini annuncia la scelta per il 2020. «Esempio virtuoso di progettualità del territorio» Sino a cinque o sei anni fa l'atmosfera era davvero cupa e si parlava apertamente di «declino». Per dire: un comune sull'orlo della bancarotta con oltre 870 milioni di indebitamento, le esportazioni del parmigiano in ristagno, la squadra di calcio che dai fasti passati navigava malamente in Serie D. Ieri invece un annuncio a sorpresa, non casuale: Parma diventa capitale della cultura 2020. La motivazione suona un filo retorica, ma è comunque evocativa: «Esempio virtuoso e di elevata qualità nella progettazione territoriale capace di enfatizzare un forte e attivo coinvolgimento di privati, imprese, università e welfare». L'annuncio lo ha dato il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini che si è complimentato con le altre città in «nomination» ha usato proprio questo vocabolo e battute al termine dell'affollato sprint: «Agrigento, Bitonto, Casale Monferrato, Macerata, Merano, Nuoro, Piacenza, Reggio Emilia, Treviso. Bene, grazie a tutti: fare parte di questa short list era già un motivo di vanto». Da quando il bando è stato istituito era il 2014 e nella vittoria si sono susseguite Mantova, Pistoia e Palermo detentrice del «titolo» per il 2018 sono state una cinquantina le località a candidarsi ogni anno. Quaranta circa falciate nella preselezione mentre la scelta definitiva arriva da una giuria che valuta i dossier: Parma si è presentata con un dettagliato fascicolo con 32 proposte. Idee che il sindaco Federico Pizzarotti, ex cinquestelle «dissidente», aveva promesso di concretizzare anche in caso di mancata vittoria. Si va dall'apertura al pubblico dell'Ospedale Vecchio, monumentale edificio in abbandono che ospiterà mostre e convegni, alla nascita della «Città delle Muse», una proposta che nella melomane provincia verdiana porterà l'opera in periferia. La vittoria vale un milione di euro, erogato dal Mibact, da spendere per il 2020. Pizzarotti gongola: squaderna i dati su turismo, «più 25 di turisti all'anno dal 2015», e gastronomia: al World Cheese Award 2017 l'oscar del settore, ndr «il parmigiano è stato il formaggio più premiato». Poi parla «di gioco di squadra: nelle proposte abbiamo coinvolto tutti». E infatti. «Siamo onorati per questo riconoscimento. Premia lo sforzo di tanti che in questi anni hanno creduto e si sono impegnati per la città» osserva Guido Barilla, presidente della celeberrima azienda alimentare. Mentre Alessandro Chiesi, direttore Europa del Chiesi Group, il colosso farmaceutico emiliano e presidente dell'associazione «Parmaiocisto!» che ha collaborato al dossier, sorride: «Oggi come mai siamo fieri di essere parmigiani». Gira bene anche al Parma calcio: il comico Gene Gnocchi, che è di queste parti, fa gli scongiuri: «Non mi sono perso una partita del campionato di D. E ora stiamo in lizza per i playoff per la serie A. Ecco, metti mai...».