Caro Aldo, a proposito di piazza Ciampi: la signora Franca Ciampi ha ricevuto a colazione al Torrino personalità di ogni settore della vita civile, della cultura, dello spettacolo per anni, emula di Madame De Staël che però pagava di tasca sua. Nel settennato Ciampi il budget del Quirinale è lievitato ai massimi livelli. I Cinque Stelle hanno ragione. Domenico Emiliani, Faenza Caro Domenico, M i pare che lei sia vittima dello spirito del tempo, o della rete: la notte in cui tutte le vacche sono bigie, tutti i politici corrotti, tutti gli industriali corruttori, tutti i medici esosi, tutti gli impiegati scansafatiche, eccetera. Ma se sono tutti colpevoli, allora nessuno è davvero colpevole. Ho seguito da cronista i primi quattro anni del settennato di Carlo Azeglio Ciampi. Posso assicurarle che aveva due ossessioni: il taglio dei costi inutili; e il contatto con le persone normali. Visitò tutte le province d'Italia, e ogni volta la disposizione al prefetto era la stessa: evitare al minimo le transenne; niente sirene, niente frenate stridenti, niente lampeggianti, niente porte sbattute. I consiglieri non lo seguivano in autoblù ma in pulmino. È vero, Ciampi e sua moglie erano convinti che il Quirinale dovesse diventare un punto di riferimento non solo politico: infatti vi andarono ad abitare, in un appartamento di 140 metri quadrati, non scomodo ma non sfarzoso. I tagli sono continuati con Napolitano e Mattarella. Tenga conto di una cosa: il Quirinale è molto più grande di Buckingham Palace e dell'Eliseo; è una macchina dispendiosa. Inoltre i dipendenti di vecchia data conservano trattamenti che è difficile comprimere. Sono convinto da tempo che l'unica soluzione sarebbe farne il Louvre italiano, il grande museo che Roma non ha (i musei vaticani sono appunto in Vaticano), e trovare un Palazzo più piccolo e meno costoso per ospitare la presidenza della Repubblica. Quando lo scrissi, Napolitano mi rispose che il Quirinale è già un museo, regolarmente aperto al pubblico. La discussione è aperta, ogni opinione è legittima. Ma l'Italia ha un debito con Ciampi, se non altro per il grande lavoro fatto per l'identità nazionale; come ce l'ha Livorno. Il presidente vi era legatissimo, fu amico dei grandi livornesi del Novecento, da Furio Diaz a Elio Toaff. I consiglieri 5 Stelle che non vogliono sia ricordato non conoscono la storia del loro Paese e della loro città. Aldo Cazzullo