L'ipotesi del catrame sul tetto. L'incendio sarebbe stato causato dai lavori di impermeabilizzazione L'inchiesta sull'incendio che la sera del 24 gennaio scorso ha parzialmente distrutto il tetto del monastero vecchio della Sacra di San Michele punta dritta sul cantiere che era in corso quando è divampato il rogo. Il procuratore aggiunto Vincenzo Pacileo, titolare dell'indagine, ha deciso di assegnare una consulenza tecnica per cercare la causa scatenante. E sarà un ingegnere esperto di incendi ad occuparsene. La nomina avverrà nei prossimi giorni. L'esperto avrà due mesi di tempo per effettuare analisi e indagini sulla porzione di tetto tutt'oggi sotto sequestro. Escluso, quasi categoricamente, il cortocircuito, definito dagli inquirenti «altamente improbabile». La causa delle fiamme potrebbe dunque essere ricondotta alle attività di cantiere espletate dalla ditta Regedil di Volvera alla quale circa un mese prima dell'incendio era stato affidato un lavoro di impermeabilizzazione della copertura. Lo avevano commissionato i padri per via di alcune infiltrazioni d'acqua dovute al cattivo stato di alcune lose e del tetto, rifatto negli anni Ottanta. Le operazioni da capitolato d'appalto prevedevano lo smontaggio delle pietre, l'applicazione omogenea di una serie di guaine di catrame e il riposizionamento delle coperture. Ed è proprio sulla «posa» del materiale impermeabile che si concentrano le indagini. È un'operazione che va da sé presuppone l'utilizzo di un cannello da riscaldo. Attraverso il fuoco la guaina bituminosa viene saldata alla superficie sottostante su cui è stato preventivamente spalmato del catrame liquido incandescente che ne favorisca la «presa». E l'ipotesi che la consulenza dovrà verificare è proprio che le fiamme utilizzate (da gas butano o propano) sul catrame bollente abbiano potuto surriscaldare parti di legno delle vecchie travi del tetto. In quel caso l'incendio avrebbe «covato» a lungo, almeno per alcune ore prima di divampare nel rogo spento dopo un lungo lavoro da diverse squadre vigili del fuoco. Un lavoro prezioso che ha scongiurato danni incalcolabili. Anche grazie ai volontari dell'associazione «Gli amici della Sacra» che avevano messo in salvo diari e lettere antiche, di qualche secolo fa. Reperti storici portati via insieme a certificati di nascita e di morte, fatture e libri - prima che le fiamme potessero distruggerle. Nei giorni precedenti all'incendio sono stati numerosi gli operai che si sono succeduti nel cantiere, ma la procura ha ricostruito che il 24 gennaio ce n'era soltanto uno in servizio sul tetto del vecchio monastero. Tutti coloro che hanno partecipato alle operazioni sono stati sentiti dagli investigatori nella notte e il mattino seguente.