Caro Schiavi, alcuni giorni fa il Consiglio di Stato ha di nuovo messo in forse le nomine di direttori stranieri per i principali musei italiani, volute dal ministro ai Beni culturali Dario Franceschini. Sono del tutto favorevole alle scelte del ministro. Considero giusto che la guida di istituzioni italiane di rilevanza globale sia assegnata con gare internazionali. Dirò di più: considero gli stranieri scelti per questi alti incarichi «italici», cioè facenti parte di un «commonwealth» culturale italiano presente in tutto il mondo. E la decisione di Franceschini è assolutamente patriottica, cioè aperta, e non nazionalistica, cioè chiusa. E non offende nessuno. Vorrei tradurre questa visione per un caso che mi sta a cuore: la Villa Reale e il Parco di Monza. Si tratta di un monumento con 340 anni di storia, asburgico, napoleonico e sabaudo cioè, come ben sappiamo, europeo e italiano nello stesso tempo, di straordinaria importanza architettonica e paesaggistica. È opera di Giuseppe Piermarini, architetto della Scala di Milano, e di Luigi Canonica, svizzero a cui si deve, tra molte altre opere, il Foro Bonaparte e l'Arena di Milano. Recentemente la Regione Lombardia ha stanziato per il restauro di Villa e Parco ben 55 milioni di euro. Di questi, 28 sono stati già destinati a opere urgenti, ma altri 27, di portata strategica per il futuro del monumento, verranno assegnati secondo un «Master Plan», di cui non sono stati ancora specificati i progettisti. Ebbene: a mio parere un incarico di questa dimensione deve essere affidato a qualcuno che sia degno di stare sulle spalle dei giganti: Piermarini e Canonica. Con una gara internazionale. Pietro Bassetti Caro Bassetti, sono anch'io convinto che il confronto con l'estero migliori (e non peggiori) la nostra competitività. Molti stranieri sono più italiani di tanti italiani e Milano è l'esempio di come il melting pot sia un arricchimento per tutti. Gara internazionale per la Villa Reale, dunque, senza se e senza ma: questo gioiello neoclassico maldestramente lasciato per anni all'incuria merita le cure dei più bravi. I concorsi servono a questo: fu il Beaubourg a far conoscere nel 1971 (davanti a 688 concorrenti) il talento di Renzo Piano. Sarà opportuno che si esprimano anche i candidati alla Regione, visto che la Villa Reale poteva diventare sede della Regione (ci provò proprio Bassetti da presidente della Lombardia). Che se ne parli è un bene, che non si perda altro tempo è un dovere. Giangiacomo Schiavi