VENEZIA. Come apparirebbe oggi Venezia se si fossero realizzati i progetti usciti dai tanti concorsi banditi? Potremmo attraversare un ponte dell'Accademia firmato da Carlo Scarpa nel 1932, con due grandi testate di cemento sulle rive e una passeggiata a mo' di piazza sopraelevata. Il nuovo ponte, si sa, non vide mai la luce, e da allora è rimasto quello provvisorio in legno. Dal 1963 invece saremmo andati in ospedale a San Giobbe. Al concorso lanciato dal Comune, uno dei progetti più interessanti era firmato da un gruppo di giovani docenti dello Iuav, tra cui Luciano Semerani e Emilio Mattioni: ridisegnava l'area del macello con una serie di volumi e di piastre protese verso l'acqua. Il concorso non ebbe vincitori. E ancora, dal 1991, potremmo attraversare un Piazzale Roma, riservato solo agli autobus, con un grande terminal circolare e due piazze sovrapposte: Jeremy Dixon e Edward Jones vinsero il concorso, ma la loro «Porta di Venezia» rimase la solita girandola di mezzi che conosciamo (a parte l'aggiunta del terminal dei tram). Sono solo alcuni dei 50 progetti mai realizzati in città negli ultimi due secoli. Montagne di fogli, planimetrie, modelli, disegni: una enorme «Venezia di Carta», l'hanno chiamata allo Iuav, che per celebrarla hanno allestito una mostra ad hoc. Esposta nella sede del Cotonificio a Santa Marta (fino al 2 marzo) in realtà è solo una decina fra le tante proposte uscite. Scorrono il nuovo palazzo del cinema, l'intervento su Cannaregio Ovest, l'Arsenale, il Padiglione Italia, Piazzale Roma, il Ponte dell'Accademia. Rimasti nei cassetti, hanno finito per comporre quella che la curatrice chiama «una Venezia assente». Il volume che accompagna la mostra è un vero e proprio catalogo di fallimenti. «I concorsi sono spesso un esercizio che raramente si concretizza dice sconsolata Anna Buzzacchi, presidente dell'Ordine degli Architetti In altri paesi, quando si lancia un concorso è per realizzare l'opera, qui no». Una tara nazionale. Ma perché a Venezia sono state mancate così tante occasioni? «A volte per problemi economici e i tempi lunghissimi spiega Serena Maffioletti, alla guida dell'Archivio Progetti Iuav Più spesso perché gli ostacoli della tutela sono apparsi insormontabili». Quindi, «sono progetti semplicemente sfumati». «Una città è fatta di cose realizzate e di ciò che non è stato o che avrebbe potuto esserci», sottolinea il rettore, Alberto Ferlenga: «nel frattempo l'architettura ha perso la capacità di vedere la città nel suo complesso e si è concentrata sui frammenti da sostituire». Ma qual è il progetto che ora bisognerebbe presentare? «Marghera e Mestre: l'urgenza è là». Intanto possiamo sfogliare il catalogo della Venezia assente. Juan Luis Trillo, visiting professor da Siviglia che ha ideato la ricerca, ricorda come siano scomparse anche le tracce di alcune architetture effimere, come i ponti votivi. «Vi è un ponte finito negli archivi da un secolo racconta quello che univa San Michele e Fondamenta Nuove, legava la città dei vivi e quella dei morti».