Il Polittico del Paroto, comprato all'asta da Ubi fondazione Cab nel 2012, sarà ospite per qualche mese della Pinacoteca. Dopo essersi scolato una bottiglia di assenzio, il maudit passava le notti sulla panchina di fronte al Café de la Rotonde e poi iniziava a dipingere colli affusolati nel suo studio di Montparnasse. Compagne di notti alcoliche, amanti, prostitute parigine e Jeanne, la musa che si rifiutava di ritrarre senza biancheria intima, sono tutte lì, olio su tela, con la modella per il «Nu couché»: se l'opera di Modigliani, finita nell'appartamento dell'avvocato-collezionista Pietro Feroldi e venduta all'asta a un eccentrico miliardario di Shangai per 170 milioni di dollari, è stata forse la perdita più tragica per Brescia, altri capolavori sono tornati in città grazie a ricchissimi mecenati. Per il Polittico del Paroto, nel 2012, Ubi fondazione Cab ha firmato un assegno da 180 mila sterline: l'opera è stata acquistata dopo un notevole sbracciamento di palette da Christie's, riportata a Brescia con un trasporto d'arte eccezionale, custodita per qualche mese nel caveau della banca e infine esposta nella chiesa di Santa Maria della Carità riaperta al culto di fedeli e visitatori profani dopo un restauro di due anni da oltre due milioni di euro. Conteso dai salotti dell'alta borghesia, esibito a Parigi, ripudiato con sdegno dal Comune di Milano quando l'avvocato Cavaleri, collezionista bulimico e noto radicale, aveva deciso di lasciarlo alla città (nel 1871) e torturato da restauri sciagurati, il Polittico sarà ospite della Pinacoteca: la fondazione ha deciso di prestarlo per la vernice, il 16 marzo, e di lasciarlo a palazzo Martinengo per qualche mese. L'opera traslocherà il primo marzo: la durata del suo soggiorno è ancora aleatoria (la decideranno Cab e Brescia Musei al momento di firmare il contratto) ma il progetto è già stato inoltrato alla soprintendenza, che pare non abbia da obiettare nemmeno una virgola. Un altro ritorno eccellente a Brescia è stato quello del «Ritratto di giovane flautista» di Savoldo, con l'autografo dell'autore sul foglio da musica appeso alla parete. L'opera, dipinta nel 1540 circa e ritrovata nella collezione di lord Anherest di Sevenoaks, fu esposta per la prima volta a Londra nel 1894. Poi fu acquistata da Alessandro Contini Bonacossi dopo essere stata esclusa dal lascito agli Uffizi, e venduta dagli eredi a Peter Sharp, collezionista newyorkese. A riportare il capolavoro in città fu la Banca Popolare di Brescia dopo un'asta con rialzi assassini e svenimenti tra il pubblico. Con grande generosità, la Bipop lo ha lasciato in deposito alla Loggia: tra poco tornerà nelle stanze con tappezzeria di velluto della Pinacoteca.