Torino, il direttore e la polemica con Giorgia Meloni: «L'ho invitata per una visita, spero che venga» Torino. «Il museo è di tutti e non ha segni politici. Ho invitato Giorgia Meloni a visitarlo, e spero che raccolga il mio invito». Si fa strada tra gli applausi, il direttore del museo Egizio, Christian Greco. L'archeologo finito nel mirino di Fratelli d'Italia e della sua leader per aver introdotto, fra le tante agevolazioni possibili, anche un ingresso omaggio per i visitatori arabi, lascia il suo ufficio per scendere tra i torinesi che ieri sera hanno voluto manifestare in sua difesa sotto l'antico palazzo dell'Accademia delle Scienze. Il direttore Greco si difende dagli attacchi di chi ha fatto intendere di volerlo epurare, una volta salito al governo: «Il dialogo e il confronto non mi spaventano, anzi sono il sale della nostra cultura». E chiarisce ancora una volta le ragioni del biglietto omaggio per il pubblico di lingua araba: «Lo facciamo per includere tutti. Non vogliamo creare barriere, ma costruire ponti. Non stiamo togliendo nulla a nessuno ripete , ma cerchiamo di raccogliere tutte le persone che abitano in questa città, in questo magnifico Paese, e nel mondo. Abbiamo l'onore e l'onere di costruire una cultura che appartiene al mondo, una cultura universale: noi ci mettiamo in silenzio al servizio di questo, e apriamo le porte a tutti». Per strada, davanti al portone della prestigiosa collezione torinese, ci sono quelli di LeU, ma anche le assessore alla Cultura della sindaca Chiara Appendino, Francesca Leon, e del presidente Sergio Chiamparino, Antonella Parigi, venute a portare il sostegno della città e della Regione Piemonte. Una manifestante agita un cartello: «La cultura non si strumentalizza». Ma l'attacco a Greco, in realtà, ha creato imbarazzo anche nel centrodestra. Forza Italia si è smarcata. E il leader della Lega, Matteo Salvini, ha tenuto a precisare: «Noi andremo al governo per promuovere, non per rimuovere, valutando le persone in base ai risultati. Ma fare sconti etnici è razzista». E alla fine è stata la stessa Giorgia Meloni a correggere il tiro, dopo le dichiarazioni fatte il giorno prima dal responsabile comunicazione di Fdi: «Non ho mai detto di voler cacciare Greco», ha sostenuto, insistendo però nel parlare di «iniziativa cretina» perché «fare sconti su base etnica è sbagliato». Nessuna purga post-elettorale, insomma. Ma tanta solidarietà al direttore Greco: dal ministro Dario Franceschini alla presidente della Camera, Laura Boldrini, fino a Matteo Renzi, mentre da tutto il centrosinistra fioccavano commenti indignati o sarcastici sulle «liste di proscrizione», le «purghe» e l'«olio di ricino».