Nella settecentesca aula di Antonio Scarpa hanno studiato migliaia di modenesi: ora è un monumento Il megaprogetto del Sant'Agostino parte, finalmente. E il primo lavoro finito è un piccolo tesoro che torna alla città. Nella parte retrostante dell'ex-ospedale, su via Berengario dove stanno i musei universitari, Modena ritrova il settecentesco Teatro anatomico. Si tratta di un luogo pressoché sconosciuto, a forma di anfiteatro allungato, completamente realizzato in legno policromo originale, aperto nel 1775 e chiuso trentacinque anni fa, restaurato per l'occasione e inserito nel percorso dei musei d'ateneo dopo un restauro costato 600mila euro che ha risolto anche i gravi danno causati dal sisma nel 2012. I modenesi e i turisti - dopo il taglio del nastro di ieri l'Università comunicherà a breve le modalità di vista al pubblico - avranno presto a disposizione un ulteriore monumento cittadino, un luogo dove per motivi di studio universitario si sezionavano i cadaveri. Un'area importante dell'ateneo perché qui si sono formate generazioni di medici, a partire da alcune celebri figure celebrate nei busti dell'atrio della sala come Bernardino Ramazzini, Francesco Torti, Gabriele Falloppia. Ieri alla Fondazione Biagi i rettori di Unimore e La Sapienza, Angelo O. Andrisano e Eugenio Gaudio insieme a numerosi ospiti hanno partecipato alla conferenza iniziale. «Lo spazio - spiega Andrisano appartiene alla storia e al patrimonio culturale della città e rappresenta l'avanguardia modenese nello studio dell'anatomia umana iniziato già nel '300. Presto completeremo anche i musei anatomici al piano di sopra del teatro e daremo vita a un nuovo museo universitario della strumentazione scientifica». La direttrice dei musei universitari Elena Corradini spiega che «Il teatro affianca il primo museo cittadino che fu, qui a fianco, il museo ostetrico. In futuro tutte le collezioni universitarie saranno disponibili e visibile, comprese le straordinarie 8 sculture femminili, uniche al mondo, di Giovanni Battista Manfredini. Il teatro anatomico oggi è una cavea, mentre in origine era a forma ellittica perché nel 1817-1853 il duca Francesco IV volle i musei anatomici». Giovanni Carbonara, ordinario di restauro dell'Università La Sapienza di Roma e Anto Da Pol di Unimore spiegano che «generazioni di studenti si sono formati nel vecchio teatro anatomico che abbiamo sottoposto a un restauro non disgiunto dalla sua funzione. Non abbiamo fatto un lifting fine a se stesso e il lavoro di Candini è stato di ottimo livello». All'incontro - insieme ai candidati alle elezioni ministro Beatrice Lorenzin e Matteo Ricchetti - anche il sindaco Gian Carlo Muzzarelli: «Il Polo di S.Agostino comincia a prendere forma per rendere Modena più attrattiva in futuro. Ora aspettiamo la Soprintendenza per partire con l'ex ospedale». Il teatro anatomico è proprietà del Demanio Pubblico, in concessione dal 1929 a Unimore e ha visto per l'occasione un gruppo di finanziatori. La Regione Emilia-Romagna 258mila euro, Unimore 360mila euro e il resto arriva dalla Fondazione. Il restauro è stato eseguito dalla Cantini Arte di Castelfranco, su progetto di Elisabetta Vidoni Guidoni affiancata da Ingegneri Riuniti.