Sono risalenti all'epoca bizantina, greca e romana. Fotografate in più scatti per mostrare la loro storicità e poi vendute su internet, in una galleria virtuale, a prezzi che vanno da 300 euro e fino a cifre esorbitanti, anche un milione di euro. L'e-commerce è l'ultima frontiera dei trafficanti d'arte che utilizzano il web per vendere soprattutto le monete storiche. Un click che però può mettere nei guai gli antiquari o i collezionisti che decidono di acquistare online. Le ultime 23 monete in argento e in bronzo, del valore di circa 20 mila euro, sono state sequestrate dai carabinieri del nucleo " Tutela patrimonio culturale" di Palermo, in collaborazione con i colleghi di Cosenza. Ma sul web corrono gli affari per le organizzazioni criminali e i guai per gli acquirenti. Tanto che proprio i carabinieri sul loro sito web hanno diffuso alcuni consigli per gli sprovveduti acquirenti. Chi acquista, infatti, rischia anche a una denuncia per ricettazione. « Tutto ciò che si trova negli scavi archeologici e nei fondali del mare è di proprietà dello Stato», spiegano i carabinieri. I tombaroli sono l'ultimo anello di una catena che conta criminali esperti di archeologia e antiquariato. Il business è milionario. Basta guardare alle ultime statistiche: nel 2016 in Sicilia sono stati recuperati 930 beni per un valore totale di un milione e 800mila euro. Di certo il settore più remunerativo, per quantità e facilità di trasporto, sono le monete. Tant'è che dei 930 beni recuperati 473 erano monete, il resto altri beni archeologici. E il mercato nero delle opere d'arte fa gola a molti: 3 gli arrestati e 22 i denunciati nel solo 2016. Gli investigatori che si occupano di tutela del patrimonio culturale non seguono solo le rotte estere utilizzate dai trafficanti per piazzare grossi oggetti d'arte, adesso ci si concentra molto sull'e- commerce che avrebbe agevolato le organizzazioni nello smercio dei pezzi d'antiquariato. Non solo monete ma anche vasetti, anfore e statuette. E già nell'anno appena trascorso il 30 per cento dei sequestri messi a segno sono giunti attraverso il monitoraggio di internet. Nell'ultimo controllo i carabinieri hanno identificato un ventenne monrealese, autore dell'inserzione, e trovato in possesso delle monete poi sequestrate. Ma nell'operazione di vendita era coinvolto anche un uomo di Castrovillari, in provincia di Cosenza, il quale avrebbe procurato al giovane gli oggetti venduti sul web e nel cui appartamento sono stati trovati alcuni oggetti che servono per scavare. Tutti e due sono stati indagati per ricettazione. Adesso l'indagine prosegue per riuscire a individuare il sito dal quale sono state portate via quelle monete. Proprio i siti archeologici spiegano i carabinieri sono spesso oggetto di scavi condotti senza alcuna accortezza da parte dei tombaroli, che di certo non utilizzano le tecniche necessarie per mantenere la morfologia del sito. In questo commercio virtuale spesso cadono, per imprudenza, anche privati inesperti e incuranti di una normativa che punisce le ricerche, il possesso e la vendita dei beni archeologici e d'antiquariato. I carabinieri nei loro consigli invitano gli acquirenti a diffidare dei facili acquisti. « Un prezzo non congruo può essere indice di una provenienza sospetta o di dubbia autenticità » , mettono in guardia i carabinieri. Ma spiegano anche: « Pretendete il rilascio da parte del venditore della copia fotografica dell'opera o dell'oggetto, con retroscritta dichiarazione di autenticità e indicazione della provenienza, recanti la sua firma » . Infine, un consiglio anche sui pagamenti: «Servitevi dei servizi bancari (come bonifico o assegno circolare non trasferibile) e non a mezzo di denaro contante, per conservare documentazione della transazione effettuata».