«Ci siamo incontrati tre giorni fa ai Lincei. Non abbiamo fatto in tempo a parlarci, ma in passato mi aveva mostrato il dolore per la sua legge tanto lodata quanto disattesa». Ecco l'ultimo ricordo di Giuseppe Galasso da parte di Salvatore Settis, storico dell'arte, già direttore della Normale di Pisa, come Galasso membro della Accademia dei Lincei, autore di molti saggi c interventi pubblici contro la svendita del patrimonio culturale, profondo estimatore della legge sulla tutela ambientale e sui piani paesaggistici varata da Galasso da sottosegretario Pri ai beni culturali. «Vorrei ricordare Galasso - dice - proprio parlando di quella legge» Era davvero una norma apprezzata da tutti. «Fu approvata nel 1985, e si trattò di un grandissimo progresso della legislazione in materia ambientale. Anche perché si occupava di zone particolarmente delicate come montagne, fiumi, aree lacustri. Poi, più o meno rispettata, entrò nel Codice dei beni culturali». Professore , che vuoi dire rispettata o meno? «Si può dire che ebbe un percorso a zig-zag. Ma soprattutto si bloccò davanti alle Regioni che non hanno mai neanche varato i piani paesaggistici che dalla legge Galasso dovevano derivare. Hanno adempiuto solo in tre». Quali? «La Toscana, le Marche e la Sardegna, ma solo per coste, più in parte il Piemonte». Mancano tutte le altre. «E fra queste giganti come Lombardia, Veneto, Sicilia e Campania. E vero che in assenza di piani paesaggistici esiste come soprintendenza può porre su un determinato territorio. Ma in fondo anche questo disattende lo spirito della legge. Galasso la voleva non vincolistica, ma devoluta alla pianificazione». Le Regioni l'hanno lasciata lì, inapplicata. «Poi è arrivata la mazzata dello "Sblocca Italia"». Il decreto che Matteo Renzi ha sbandierato come fiore all'occhiello? «La verità è che quel decreto ha calpestato i principi della legge Galasso. Il punto di attacco è stato la pretesa di inserire supposti interessi economici superiori all'interesse pubblico nazionale. Violando così l'articolo 9 della Costituzione, che era peraltro il punto che invece aveva ispirato Galasso. Una vicenda assurda. Anche perché maturata da una intesa fra la destra e un pezzo di Pd». Proprio mentre sembrava ancora in piedi il contenzioso sull'abusivismo di necessità e sui mancati abbattimenti? «Io l'ho detto molte volte, ma nessuno sembra volerlo ricordare. Le linee dello "Sblocca Italia" nascono in realtà dal ministro Maurizio Lupi nel governo Berlusconi. Il Pd lo avversò finché era all'opposizione. Poi, salito a Palazzo Chigi, finisce per appropriarsene. È storia. E d'altronde Lupi all'inizio era nel suo governo». Intanto anche la Campania ha dato il suo specifico , con una contestatissima legge regionale impugnata dal governo . Mentre proprio ieri il Comune di Napoli ha prorogato a fine anno i termini per l'autocertificazione per accedere ai condoni edilizi. «Si è visto anche questo, nella sua terra». Voi vi incontravate. Cosa diceva Galasso dei trent'anni difficili della sua norma? «Purtroppo tre giorni fa ci siamo visti da lontano, e ci siamo appena salutati. Ma in passato mi aveva manifestato spesso un sentimento che definirei di dolore. Era colpito dalla contraddizione. Mi diceva che era strano: tutti lo celebravano, magnificavano la sua legge, poi nessuno la rispettava. Purtroppo deve essersene andato con il peso di una profonda delusione dentro di sé».