Prima e dopo. Le «due vite» dei musei civici milanesi separate da un evento: l'introduzione del biglietto. Prima: oltre un milione di visitatori in un anno. Dopo: meno di 600 mila. La differenza l'hanno fatta i tre euro chiesti dal 3 agosto 2004. È il prezzo della cultura, quello che ha permesso al Co-mune di incassare oltre 700 mila euro extra, rinunciando al pubblico di massa, quello di habitué e curiosi, bloccati ai tornelli da una barriera forse più psicologica che economica. È un calo, in parte, atteso. L'aveva messo in conto anche Salvatore Carrubba, predecessore di Stefano Zecchi all'assessorato alla Cultura di Palazzo Marino. L'obiettivo, d'altronde, era chiaro: alzare Milano al livello delle grandi città europee (Londra, Madrid, Barcellona) recuperando, allo stesso tempo, risorse per gli investimenti. E i conti sono presto fatti: 1.053.164 presenze dall'agosto del 2003 al luglio del 2004, 583.215 tagliandi staccati un anno dopo. Una «rivoluzione» confermata anche dai visitatori di luglio e agosto, i mesi a maggiore vocazione turistica: 111.104 a luglio 2004 contro i 36.538 del mese appena trascorso; e, infine, 9.169 biglietti venduti nei primi nove giorni d'agosto, in linea con le presenze di un anno fA. Cifre che vanno «contestualizzate nel nuovo sistema di conteggio», dicono dall'assessorato alla Cultura. In sintesi: per visitare, ad esempio, i musei del Castello Sforzesco (Egizio, Preistoria, Arte Antica, Pinacoteca, Strumenti musicali, Arti decorative) è sufficiente un solo biglietto 3 euro intero, 1,50ridotto). Così, mentre prima si contavano «le teste» nelle diverse sedi espositive (e si somraano), oggi le stime si fanno sili «tagliandi singoli, evidentemente inferiori». Conseguenza: "Un po' di calo c'è», dicono a palazzo Marino, ma «non è drammatico: si attesta attorno al 30 per cento». La strada è tracciata, insomma. E indietro non si torna. Anche perché «tre euro è un costo veramente sproporzionato: il valore del patrimonio artistico di Milano è altissimo, i nostri musei sono tra i più ricchi d'Europa», aggiunge 11 sovrintendente al Castello Sforzesco, Ermanno Arslan. n problema, semmai, è l'incapacità della città «di dare ai turisti un'offerta organizzata, con biglietti che inseriscano nel percorso molte mete diverse. Chi viene a Milano, oggi, insiste sempre su pochissimi musei». Arslan è comunque fiducioso: «H Castello dovrebbe raggiungere i 400 mila visitatori entro la fine del 2005. E abbiamo ANcora margini di crescita: quota 700 mila è raggiungibile in due o tre anni». Obiettivo su cui il sovrintendente lavora da tempo (lascerà l'incarico alla fine di agosto). A settembre sarà inaugurato " il nuovo spazio «Accoglienza giovani» e apriranno i cantieri per la sistemazione del Cortile delle Armi (un investimento di 26 milioni di euro in cinque anni della Fondazione Cari-pio) , rinviati dal Comune in autunno «proprio per non gravare sui milanesi che vivono l'estate al Castello Sforzesco». E, in effetti, le proteste dei cittadini si stanno concentrando tutte sulla chiusura ad agosto non solo della Biblioteca Trivulziana (per lavori: riaprirà a dicembre). Ma anche del Museo di Milano, della Casa Boschi Di Stefano, del Museo del Risorgimento, di quello Archeologico e dello studio Francesco Messina. Aperti un anno fa, seppur con orari ridotti. «Mancanza di custodisi giustificano in Comune . Abbiamo deciso di chiudere le esposizioni meno frequentate».