Dopo tre mesi nessun documento. Oggi l'udienza al Tar di Duferco sull'alternativa VENEZIA. Per superare quella che il presidente Pino Musolino chiama la «palla al piede» della crocieristica, cioè i limiti autoimposti dalle compagnie per tenere le navi oltre le 96 mila tonnellate lontane dal bacino di San Marco, i tecnici dell'Autorità portuale di sistema sono al lavoro. «Stiamo concludendo la documentazione per chiedere alla commissione Via se lo scavo del canale Vittorio Emanuele debba essere sottoposto alla valutazione d'impatto ambientale e stiamo facendo le opportune verifiche sulle aree di prima zona industriale di Marghera», dice Musolino. Proprio il punto in cui il Comitatone ha deciso di mettere un paio di navi più grandi, quelle fino a 160-180 mila tonnellate, mentre il nuovo canale servirebbe per portare quelle medie all'attuale Marittima. Ma sulla strada della soluzione individuata lo scorso 7 novembre dalla riunione a Roma, c'è un altro progetto, quello firmato da Cesare De Piccoli e dalla società Duferco Engineering, alla cui base c'è una rivoluzione copernicana per la crocieristica a Venezia: le grandi navi infatti non dovrebbero nemmeno entrare in laguna, ma fermarsi al nuovo terminal di scalo alla bocca di Lido, mentre passeggeri e bagagli arriverebbe e partirebbero dalla Marittima. Il progetto Duferco da oltre un anno ha ottenuto dalla commissione Via il parere favorevole, seppur con prescrizioni, ed è proprio di quello che si parlerà questa mattina al Tar del Veneto, dove è prevista l'udienza del ricorso presentato dal predecessore di Musolino, Paolo Costa, ma poi coltivato anche dal nuovo presidente. «Curioso, visto che Musolino finora ha stoppato quasi tutto quello che ha fatto Costa», attacca De Piccoli. Il presidente ha cancellato sia lo scavo del canale Contorta-Sant'Angelo, sia il progetto Tresse Nuovo, ma ha sempre ritenuto l'ipotesi del Lido poco sicura e poco funzionale. Di fronte al Tar i legali sosterranno la tesi che quel parere della Via sia stato illegittimo e che il progetto non sarebbe nemmeno dovuto arrivare all'analisi dei tecnici, visto che mancava la dichiarazione di interesse pubblico da parte del Porto. I progettisti, dal canto loro, hanno chiesto che il ricorso del Porto sia unificato a quello da loro presentato nelle scorse settimane contro l'esito del Comitatone, ritenendo che si parli sempre dello stesso discorso. Questo secondo ricorso in realtà è una sorta di «pagina bianca», visto che sul Comitatone è ancora aperto un vero e proprio giallo. Fino a oggi, quando fatalità sono passati tre mesi esatti, ci sono solo i comunicati stampa e le dichiarazioni post-riunione, ma non è ancora stato diffuso il verbale ufficiale, per cui non c'è ancora un documento da impugnare. Sembra una questione meramente burocratica, ma in realtà la mancanza di ufficialità, a sentire i rumors, sta bloccando lo sviluppo della nuova soluzione. A partire dall'ordinanza con cui la Capitaneria di Porto avrebbe dovuto stabilire i nuovi limiti per entrare in laguna, sulla base di un algoritmo che tenga in considerazione non solo la stazza, ma anche la sagoma, le dimensioni, l'inquinamento, il moto ondoso. Da quel che si sa, il testo è pronto, ma si aspettava la comunicazione ufficiale per renderlo vigente. Comunicazione che però, da tre mesi, non arriva.