I vigili del fuoco tornano al lavoro per effettuare nuove analisi L'unica certezza, al momento, è che non si è trattato di un episodio doloso. Per il resto, come spiegano gli inquirenti, «c'è ancora tanto lavoro da fare». Soprattutto sulle cause del rogo. A due settimane dall'incendio che la notte tra il 24 e il 25 gennaio ha parzialmente distrutto il tetto del monastero vecchio della Sacra di San Michele, nulla ancora si sa del fattore scatenante. L'ipotesi del corto circuito è stata infatti scartata, mentre il nucleo investigativo dei vigili del fuoco si è rimesso al lavoro nel tentativo di scoprire da dove siano partite le fiamme. E, soprattutto, cosa le abbia provocate. Il fascicolo d'indagine aperto all'indomani dell'incidente è sulla scrivania del procuratore aggiunto Vincenzo Pacileo, il titolo di reato ipotizzato dal magistrato è l'incendio colposo. L'ala del vecchio monastero danneggiata dal rogo è tuttora sotto sequestro, mentre la devastazione del tetto trasmette ancora la fortissima sensazione dello scampato pericolo. Adesso occorrerà ricostruire, rimettere insieme i cocci e ripartire. Le prime stime parlano di danni per mezzo milione di euro. Non sarà facile ricominciare. L'interrogativo più urgente al quale si dovrà fornire una risposta riguarda proprio l'origine dell'incendio. Dopo aver scartato immediatamente la possibilità che si fosse trattato di un gesto doloso, i vigili del fuoco hanno ipotizzato che a scatenare le fiamme fosse stato un cortocircuito accidentale dovuto ai lavori di ristrutturazione. Circa un mese prima dell'incidente, infatti, alla ditta Regedit di Volvera era stato affidato un intervento di rifacimento del tetto. I restauri erano proseguiti fino alla giornata del 24 gennaio, un mercoledì. Poi le fiamme che hanno avvolto il tetto della foresteria del convento della Sacra hanno vanificato in un istante quanto di buono era stato fatto fino ad allora. Una volta cessato l'allarme, gli operai sono stati interrogati dai carabinieri di Rivoli e dagli uomini della polizia giudiziaria della Procura. Le testimonianze raccolte dagli investigatori e i primi accertamenti effettuati dagli esperti hanno però escluso il corto circuito. Avevano lavorato per ore, i vigili del fuoco. Dalle nove di sera del 24 gennaio fino alla tarda mattinata del giorno successivo. A ritmo serrato. Per domare le fiamme prima che arrivassero alla chiesa. Mentre i volontari dell'associazione «Gli amici della Sacra» avevano messo in salvo lettere e diari antichi, certificati di nascita e di morte, fatture e libri di qualche secolo fa. Reperti storici portati via prima che le fiamme potessero causare un danno incalcolabile. Anche il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, aveva temuto il peggio: «Abbiamo corso un bel rischio, ma per fortuna i danni restano circoscritti». È andata così, per fortuna. Adesso, però, occorre risolvere l'enigma più grande, rispondere all'interrogativo più urgente: cos'è accaduto alla Sacra di San Michele?