Fondazione Crt e Diocesi, progetto che valorizza il territorio Questa è una storia che parla di tecnologia, di bellezza e di fiducia. Le app si sono integrate perfettamente con l'arte, ne hanno moltiplicato le possibilità. Con uno smartphone si possono visitare musei, ascoltare audioguide, riconoscere opere semplicemente inquadrandole. E da oggi, con un'applicazione, si possono anche aprire le chiese. Piccole cappelle, semplici, con bellissimi affreschi, parte di quell'immenso patrimonio italiano disseminato ovunque, su strade di provincia, in borghi semiabbandonati, a un bivio sterrato in mezzo alle campagne. Due cappelle, quella di San Sebastiano a Giaveno (To) e quella di San Bernardo d'Aosta a Piozzo (Cuneo), sono i primi beni scelti dalla Fondazione Crt e dalle Diocesi del territorio per dare il via a «Chiese a porte aperte», nell'ambito del progetto «Città e Cattedrali» che valorizza arte e storia di Piemonte e Valle d'Aosta. Bellezza nascosta, fuori dalle principali rotte turistiche. Bellezza che «attrae gli occhi e rimanda oltre, a qualcosa di più grande, a una nostalgia, a un'infinità», è la definizione che ne dà Dario Olivero, vescovo di Pinerolo e delegato per i beni culturali ecclesiastici della Conferenza episcopale piemontese, che dà il benvenuto alle app «perché il miglior modo di essere fedeli alla tradizione è innovarla». La bellezza di due chiese del XV e XVI secolo, solitamente chiuse, visitabili solo grazie ai volontari: la tecnologia non li sostituisce, aggiunge una possibilità. Basta scaricare l'app, registrarsi e prenotare giorno e ora - ma anche passando per caso si può entrare. Con lo smartphone si inquadra il QR code: un «Apriti sesamo» digitale che spalanca le porte su un tesoro; all'interno, si preme un pulsante per ascoltare la narrazione (in italiano o in inglese) scandita dalle luci che magicamente si accendono sulle storie di San Sebastiano a Giaveno, della Vergine con bambino e i Santi in quella di San Bernardo. «All'uscita verificate che la porta sia ben chiusa», raccomandano. La scelta delle prime chiese è stata fatta d'accordo con le soprintendenze: tra i criteri, l'assenza di beni di valore che si possano facilmente portare via. Alla registrazione viene chiesto anche il numero di un documento di identità; e nelle cappelle ci sono videocamere. «Poi è chiaro che i timori ci sono - dice la soprintendente Egle Micheletto. Ma crediamo anche che sia importante provare ad avere fiducia». Tanto più che, spiega Giovanni Quaglia, presidente della Fondazione Crt - questo è solo l'inizio di un percorso». Altre chiese si aggiungeranno all'elenco: intanto si testa l'app , e si scommette sul rispetto. Per una volta, con ottimismo.