VENEZIA - I trasportatori devono scavalcare ogni mattina la muretta con le casse della merce. I mezzi di soccorso non riescono ad avvinarsi alla riva. E gli abitanti sono stati «penalizzati». Mezza Castello in rivolta per la decisione del Comune di chiudere due riva d'acqua sul rio della Tana per farne posti barca in concessione. «Una cosa mai vista», attacca Pierandrea Pea, a nome del comitato degli abitanti. Ieri un gruppo di residenti ha manifestato in fondamenta, e poi a bordo delle imbarcazioni.«Riteniamo che una riva pubblica, con tutte le funzioni e i servizi agli abitanti che garantisce, abbia un valore sociale, urbano e di qualità della vita, ben superiore alla creazione di 2 o 3 posti barca in concessione», dice Pea. «Le rive sono sempre state vincolate ad uso pubblico, e così devono rimanere». In poche ore i manifestanti hanno raccolto oltre 300 firme e la solidarietà del presidente della Municipalità Andrea Martini, intervenuto alla dimostrazione.«Vogliamo chiedere al Comune un confronto sulla situazione generale delle rive della città», dice Martini. Situazioni paradossali, dove gli approdi pubblici vengono spesso occupati da motoscafi e gondole. Ma l'accesso è vietato per regolamento a tutti gli altri. E i vigili dispensano multe a chi si ormeggia per «abbandono di natante».«Sfugge che in questa città si vive anche in barca», dicono i dimostratnti. La richiesta è adesso quella di chiedere in primo luogo una pulizia periodica delle rive e dei gradini. «Il degrado è evidente», proseguono, «si rischia di cadere in acqua. Perché non attrezzare una passerella in legno, come succede in molti posti privati che il Comune autorizza?».Quanto ai posti barca, il comitato dei residenti dice di avere individuato altre soluzioni. «Nel sito del Comune si vedono in questo canale almeno cinque posti disponibili. Potrebbero metterle là. Siamo in attesa del famoso bando».La Soprintendenza ha chiesto al Comune di liberare gli ormeggi - che erano lì da decenni - sotto le mura dell'Arsenale. Le barche sfrattate sono allora state sistemate in altri posti del rio della Tana. Con una nuova disposizione «a pettine» che dovrebbe garantire più posti. Ma adesso arriva la chiusura delle rive. «Ci opponiamo, e vorremmo spiegare al sindaco i motivi», dicono i dimostranti. Una città che non può essere paragonata alla terraferma o gestita con gli stessi criteri, dicono. «Qui il veneziano, quei pochi che restano, hanno il diritto di spostarsi con le loro barche e di ormeggiare. Invece diventa sempre più difficile trovare un posto dove ormeggiare». Discorso che da Castello va esteso a tutta la città. «I posti barca vicino alle rive pubbliche», dice il presidente Martini, «devono essere liberati, per garantire gli approdi anche ai servizi di emergenza. Qui invece, non si capisce perché, si sta andando in direzione opposta».
La Nuova Venezia
28 Gennaio 2018
VENEZIA - Rive chiuse, Castello in rivolta Raccolta firme contro il Comune
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Alberto Vitucci
La Nuova Venezia
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Bene culturale
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