Bellissima, misteriosa e fragile, sembra sfidare le leggi della fisica. Basta guardare la cima del monte Pirchiriano per capire che la Sacra di San Michele, simbolo del Piemonte, è esposta a qualsiasi evento, naturale o umano. Un incendio come quello che mercoledì ha danneggiato il tetto del convento potrebbe distruggerla, ma potrebbe farlo, per ipotesi, anche un terremoto o semplicemente il tempo. In cima alla scalinata che porta all'ingresso c'è una statua di San Michele ma da sola non basta a proteggere questa costruzione millenaria che avrebbe bisogno di continui interventi. «Serve una grande attenzione per la manutenzione della Sacra, un'edificio ardito dal punto di vista ingegneristico spiega la sovrintendente delle Belle arti di Torino, Luisa Papotti Anche in passato c'erano stati profondi interventi di consolidamento, uno in particolare alla fine del diciannovesimo secolo». Era stato necessario fortificare, con una coppia di contrafforti, le mura del monumento che la leggenda vuole edificato in quel luogo per volere degli angeli che ogni notte spostavano sul Pirchiriano le pietre depositate dagli operai sul monte Carpasio, luogo in cui la costruzione era stata inizialmente prevista. Ora la soprintendenza pensa a una prevenzione a 360 gradi: «Abbiamo chiesto al ministero i fondi per avviare una valutazione del rischio sismico», spiega Papotti. I padri rosminiani che hanno ereditato la gestione della Sacra nel 1836 per volere del re Carlo Alberto di Savoia conoscono bene la situazione. La storia stessa dell'abbazia racconta interventi che si sono susseguiti nel tempo dal lontano 980, quando iniziarono i lavori dell'edificio come lo vediamo ancora oggi, all'ampliamento settentrionale del 1100, fase a cui risale anche la torre della bell'Alda. Gli elementi gotici sono del 1255, mentre uno dei restauri più imponenti risale esattamente a vent'anni fa. A luglio di due anni fa erano partiti gli ultimi lavori di restauro che i padri si erano autofinanziati: interventi sul portale dei monaci e gli archi rampanti, e la realizzazione di una gabbia di Faraday. Ma i danni più ingenti sono sempre stati causati dall'acqua: anche quest'ultimo cantiere, nel quale si è sviluppato il rogo, serviva a fermare le infiltrazioni. «Pioveva nelle stanze del convento. Chiedevano un intervento da tempo e i lavori erano partiti un mese fa», ha spiegato don Giuseppe Bagattini, rettore della Sacra e custode dell'edificio che a marzo di un anno fa è stato candidato a diventare patrimonio Unesco. «Io per la Sacra sarei disposto a morire», ha detto il religioso di 82 anni che da 15 vive nell'edificio che ispirato Umberto Eco e il suo "Il nome della Rosa". Nel 2016 gli architetti erano dovuti intervenire sulla facciata nord-ovest, sia all'interno che all'esterno. «Sono trent' anni che faccio il falegname e lavoro alla Sacra: è frequente vedere cantieri in corso perché c'è sempre bisogno di qualche piccolo intervento di manutenzione», dice Renato Cantore, artigiano di Avigliana con la barba e i capelli ormai bianchi che ha visto decine di strumenti consumarsi sulle superfici ruvide dell'abbazia per cancellare i segni del tempo e conservare l'edificio. Il tetto distrutto l'altra notte dalle fiamme era stato rifatto negli anni '80, un tempo normale per un qualsiasi palazzaccio di città, un'eternità per questo monumento. «È un danno che non fa certo piacere, ma è estremamente contenuto e non crea particolari problemi» spiega Papotti che ieri ha partecipato al sopralluogo alla Sacra di San Michele assieme al presidente della Regione Sergio Chiamparino e all'assessore Antonella Parigi. «Non era facile spegnere l'incendio a questa altezza aggiunge - e impedire che si avvicinasse alla chiesa. Per una prima fase servirà una copertura, per evitare che la pioggia e la neve aggravino la situazione, e nel frattempo pensare a nuovo tetto».