Se rispetta l'ambiente e i cittadini, è più che giusto che un porto cresca. Anzi, è auspicabile che ciò avvenga, perché questo significa ricchezza e lavoro per il territorio. Ma che succede se il porto in questione, La Spezia, rischia di non rispettare la memoria della più grande tragedia dell'umanità? Proprio nei giorni in cui si fa più vivo il ricordo della Shoah (che dovrebbe essere vivo ogni giorno dell'anno) Marco Ferrari, giornalista, scrittore e collaboratore di Repubblica, solleva un caso di grande delicatezza legato all'ampliamento del porto, che si materializzerebbe con la costruzione di un terzo bacino, finendo per sacrificare quella che viene chiamata la Porta di Sion, quel molo Pagliari da cui nel '46 partirono 1041 ebrei sopravvissuti ai campi di concentramento diretti in Palestina. Riconosciuto come 'bene storico' nel 2012 dalla Soprintendenza, il molo starebbe per scomparire a causa della costruzione del terzo bacino portuale, denuncia Ferrari. Ma è possibile che si arrivi fino a questo punto?