Fratelli coltelli, recita il detto. E forse, se parenti e conoscenti di Elio Pinottini non si fossero messi a litigare per l'eredità dell'antiquario, titolare con il fratello della galleria Narciso in piazza Carlo Felice, nessuno avrebbe mai scoperto l'enorme collezione di anfore e vasi antichi custodita nelle vetrinette del suo appartamento. Reperti archeologici di epoca etrusca e romana che i carabinieri del nucleo tutela patrimonio, comandanti dal colonnello Silvio Mele, hanno restituito alla Sovrintendenza per i beni culturali. Sono 238 pezzi, alcuni pregiatissimi e risalenti all'VIII secolo a. C: anfore, urne funerarie, buccheri in ceramica nera trafugati da tombaroli tra Toscana e Lazio. L'intera vicenda nasce nel 2012, quando Elio Pinottini muore all'improvviso senza eredi. L'antiquario abitava in un appartamento sopra la galleria d'arte, nata negli anni 60 e intitolata alla mamma di Elio e Marzio Pinottini, Caterina Narciso. Una sera di fine maggio 2012 dall'appartamento si sente urlare, qualcuno chiama anche i carabinieri perché sembra che in casa del defunto ci siano degli intrusi. Quando arrivano, i militari trovano i parenti di Pinottini intenti a discutere con una donna che dice di essere la sua badante e di essere autorizzata a vivere nel principesco appartamento. C'è anche un uomo che sostiene di essere l'amministratore del patrimonio dell'antiquario. I carabinieri calmano gli animi ma intanto si guardano intorno in quel salotto ingombro di cimeli e antichità. Le anfore antiche colpiscono più di tutto: sono reperti « e per legge appartengono allo Stato», spiega Mele. La vicenda familiare si è risolta: « Non ricordo nemmeno quell'episodio ma si sa che nei momenti di dolore si possono avere reazioni scomposte » , commenta Sally Pinottini, vedova di Marzio, che oggi gestisce la galleria di famiglia. Ci sono voluti anni di lavoro, in collaborazione con la Soprintendenza, per dare una collocazione a un patrimonio che vale 300mila euro. « Ci sono dei falsi ma anche questi sono interessanti perché sono vecchi di oltre 100 anni » , spiega l'archeologo Federico Barello. Alcuni pezzi sono stati danneggiati dagli scavi dei tombaroli. « È un bene che quei reperti siano tornati alla collettività anche se non sappiamo esattamente cosa ci fosse in casa di mio cognato». Non ci sono responsabilità per gli eredi di quel patrimonio illecito, che in parte era stato acquistato o trovato negli anni 50 già dal padre di Elio. Alcune opere erano state trovate in un cantiere edile in Toscana. «Anni fa le normative erano diverse dice Sally Pinottini Certe pratiche oggi vietate erano permesse, e molte collezioni venivano accumulate a titolo di studio e oggi sono patrimonio di musei importantissimi » . « Spetterà alla direzione generale decidere dove saranno destinati ora i reperti spiega la direttrice della sovrintendenza torinese Luisa Papotti La collocazione sarà sicuramente romana vista la loro provenienza». La loro destinazione potrebbe essere dunque il museo nazionale di Villa Giulia a Roma.