Reperti di terracotta, bronzo e oro, frammenti di affreschi. Centoventi oggetti dell'area vesuviana, risalenti all'età romana. Provengono dai depositi dell'Archeologico di Napoli e viaggiano verso la Cina. Saranno protagonisti della mostra "Pompeii, the Infinite Life", in programma in cinque diversi musei del grande Paese orientale. Il progetto è organizzato dalla società "China Museum", in collaborazione col parco archeologico di Pompei e col ministero dei Beni culturali. Si comincia dal museo archeologico di Jinsha a Chengdu, dall'8 febbraio al 3 maggio. Poi l'exhibit si sposterà in altre quattro città cinesi, fino a metà 2019. «Siamo orgogliosi di rientrare in questa iniziativa», commenta Paolo Giulierini direttore del Mann. Che si ponte un obiettivo: diffondere l'immagine del "suo" museo fino a Pechino. E attirare "pubblico di ritorno". Direttore , che allestimento vedranno i visitatori orientali? «Potranno ammirare uno spaccato di Pompei. La mostra punta su più aree tematiche: dal paesaggio, al concetto di domus pompeiana. Ci sarà anche un calco, a cui si affiancheranno proiezioni e videomapping di personaggi che raccontano Pompei. In particolare si approfondiranno sezioni legate alla vita quotidiana e alla ricostruzione degli antichi ambienti domestici. Con un occhio particolare alla tecnologia». Tecnologia antica? «Certo, le innovazioni del mondo romano, declinate nelle attività di tutti i giorni. Ad esempio, porteremo il balneum del calidarium proveniente dalla Villa della Pisanella a Boscoreale. Si tratta di uno degli ambienti termali privati meglio conservati della storia, in cui si nota anche l'ingegnoso apparato di tubature. È stato smontato e impacchettato in 14 casse». Che ritorno può esserci per il Mann da queste mostre? «Questo tipo di exhibit sono molto importanti per il museo. Sia sotto l'aspetto finanziario, che d'immagine. Puntiamo a far conoscere ancor più la nostra cultura in Cina, le bellezze di Pompei e, di riflesso, di Napoli e dell'Archeologico. Contiamo su un pubblico di ritorno. Non a caso, il nostro videogioco "Father and Son" è stato tradotto anche in cinese. Non solo, saranno creati anche focus di approfondimento sui nostri rispettivi usi e tradizioni, con incontri dedicati alla storia, al cibo, alla moda e altri temi ancora». Parliamo di reperti conservati da anni nei depositi. Potremo mai vederli anche noi? «Certamente: queste mostre all'estero sono un preludio per un riallestimento definitivo del Mann. Già nei prossimi mesi rimetteremo in funzione ulteriori sale, per far largo alla nuova esposizione di Pompei che accoglierà le famose armi di gladiatori e altri oggetti rari, o mai esposti, o per lungo tempo esposti altrove. Ci sarò poi una sezione specifica che, come negli exhibit cinesi, sarà incentrata sulle tecniche nel mondo romano e realizzata in collaborazione col museo Galileo Galilei di Firenze. Nel 2019, quando farà ritorno a Napoli, ne farà parte anche il balneum di Pisanella. In questo modo riprendiamo anche l'originale missione del Braccio nuovo del museo, studiato proprio per questi fini allestimenti». Si parla spesso di "schiavitù dei numeri", ci sono state polemiche per la Reggia di Caserta e per la mostra del Napoli al Mann... «Nulla da obiettare al lavoro del direttore Felicori a Caserta. Per quanto riguarda la nostra mostra sul calcio Napoli, suggerirei a chi l'ha criticata di osservarla meglio, per comprendere quanto sia profondo il suo valore ».