Dopo la chiusura della sede originale nel palazzo dei principi Brancaccio ora fa parte del Muciv nel quartiere dell'Eur. Accorpato al Museo etnografico, al Museo dell'Alto medioevo e a quello delle Arti e tradizioni popolari Un caso interessante quello del Museo d'arte Orientale di Roma (MNAO) che offre uno spaccato sulla situazione dei musei italiani e sulla riforma che ha investito più in generale i Beni culturali. Non poche polemiche avevano accompagnato la chiusura della sede originale nel neo-cinquecentesco palazzo dei principi Brancaccio, nel centro di Roma, in Via Merulana. Del resto, era verosimile immaginare per il Mnao la stessa fine che ha coinvolto il Museo della Civiltà romana ancora chiuso per lavori, addirittura dal 2014. Invece, con una scelta ambiziosa, il direttore responsabile Filippo Maria Gambari, coadiuvato da tutto il personale, è riuscito a riaprire al pubblico nella nuova sede le collezioni orientali, in appena due mesi, con un allestimento temporaneo che espone circa i 23 della collezione. Addio ai Brancaccio Il vecchio Mnao, dopotutto, non era privo di fascino: immaginiamo un fastoso appartamento nobiliare accanto a Santa Maria Maggiore, carico di stucchi e tappezzerie, affollato di vetrine contenenti porcellane finissime, idoli dorati, giade traslucide e mirabili epigrafi scolpite in aramaico. Una sorta di salotto antiquario fine '800 che conteneva una tra le prime collezioni d'arte orientale in Europa. Purtroppo, un incendio, causato dal vetusto impianto elettrico, aveva da tempo fatto chiudere al pubblico un terzo della collezione. Il vecchio museo era inoltre privo di ascensore, di spazi per servizi aggiuntivi come bookshop, bar, etc. e costava all'erario 700.000 euro l'anno. ( 22 I.V.A. quasi 900.000). La nuova sede dell'Eur «Il Museo Nazionale d'Arte Orientale spiega il direttore Gambari - adesso fa parte dei quattro poli raccolti dal Museo delle Civiltà (Muciv) presso il quartiere dell'Eur, a dieci km dal centro storico. E' stato accorpato al Museo etnografico Pigorini, al Museo dell'Alto medioevo e a quello delle Arti e tradizioni popolari. Questa scelta è stata ispirata anche dal fatto che l'Eur, di per se stesso, nacque negli Anni 30 come gigantesca vetrina dell'Italia per il mondo. Inoltre, già negli Anni 70, pare che il suo ispiratore, l'orientalista Giuseppe Tucci, volesse spostarvi il Mnao data l'erezione del monumento a Gandhi nell'omonima piazza qui accanto". L'affitto è, adesso, di poco meno di 1 milione di euro l'anno, ma viene versato all'Inail - ente statale - e non più a privati, oltre ad essere sensibilmente ridotto dallo scomputo delle opere di miglioria. Inoltre, lo spazio è tre volte tanto e consentirà l'installazione dei servizi aggiuntivi». Tucci e i conti col passato Nonostante il libro di Enrica Garzilli «Tucci l'esploratore del Duce» (Asiatica Association ed., 2012.) abbia polarizzato un po' la sua figura, creando fastidio a sinistra e una certa appropriazione a destra, il Museo è rimasto intitolato a questo dottissimo e avventuroso esploratore che, dal 1926 al '54, giunse là dove nessuno era ancora riuscito a mettere piede, in India, Giappone, Tibet, Afghanistan, Iran, Pakistan. Sempre protetto dal Ministro della Pubblica Istruzione di allora, Giovanni Gentile, per lui Tucci fondò l'Istituto italiano per il Medio ed Estremo Oriente. Nel dopoguerra, lo studioso entrò nelle grazie di Giulio Andreotti che continuò a sponsorizzarlo. Maceratese, dominato da un'insaziabile curiosità verso l'oriente, Tucci fu il più grande tibetologo del mondo, almeno ai suoi tempi. Ebbe tre matrimoni; nato in una famiglia cattolica nel 1894, divenne buddista e si vocifera che sul letto di morte, avvenuta nel 1984, sia ritornato alla fede originaria. L'impatto delle domeniche gratuite Il Mnao non è un museo «turistico» al momento: molto dipenderà da quanto il Comune vorrà fare per rilanciare l'Eur in questa direzione. Riscuotono però grande successo fra i cittadini le domeniche gratuite. Se la media dei visitatori è di 300 persone al giorno, nell'ultima domenica gratuita sono state registrate 1918 presenze. Circa un quarto dei visitatori mensili proviene, quindi, dalla giornata «free». Questo apre una riflessione sui «risultati strabilianti» presentati nei giorni scorsi dal Mibact sul numero dei visitatori nei musei italiani. Dietro nostra richiesta, il ministero ha fornito i numeri sull'incidenza delle domeniche gratuite, prassi inaugurata dal ministro Franceschini. Nel 2017 i visitatori totali sono stati 50.103.996 di cui 3.549.201 nelle domeniche gratuite: il 7. Tuttavia, sui numeri forniti dal Mibact, ieri sono state sollevate perplessità da alcuni critici della riforma: i ben 8 milioni di visitatori per il Pantheon dichiarati dal Mibact sarebbero, infatti, lo stesso numero dei visitatori del Louvre, praticamente 22.000 persone al giorno: un'intera «curva» da stadio raccolta quotidianamente nell'antico tempio pagano, oggi basilica cristiana? In che misura i beni culturali si auto mantengono Un altro dato campione riguarda il problema dell'auto-mantenimento del museo. Per le sole spese di gestione (manutenzione e bollette esclusi affitti, stipendi e ricerca) il Mnao spende circa un milione di euro l'anno e con la vendita dei biglietti ne guadagna appena 80.000. Questo dato è significativo perché, nei giorni scorsi, l'opinione pubblica potrebbe aver quasi recepito l'idea che i beni culturali, se gestiti da direttori-manager, possano auto-mantenersi. Il patrimonio culturale italiano, pur spinto al profitto con iniziative commerciali che spesso sono finite al centro di polemiche, non produce che l'8 delle spese complessive che comporta il suo mantenimento. E' una realtà che non potrà mai produrre profitto, se non in modo indiretto, inserita in una visione dove il bene culturale, ben tutelato, produce attrazione turistica e crea, quindi, indotto economico. I tagli del Mibact Il nuovo Museo delle Civiltà, quando i suoi servizi aggiuntivi saranno a pieno regime (non prima del 2020-'21) potrà forse guadagnare 300.000 euro l'anno, ripagando appena un terzo delle sole spese di manutenzione. Nel frattempo il Mibact gli ha tagliato, già da quest'anno, 100.000 euro dei fondi che gli vengono annualmente erogati. Il dato sembra confermare quanto recentemente denunciato in una lettera pubblica da 80 ex funzionari del Mibact, ovvero che le autonomie concesse ai musei nascondono poi dei severi tagli. Il «gemellaggio» con il Museo d'arte orientale di Torino Il Mnao, e il Mao di Torino sono i due musei più importanti d'Italia per l'arte orientale e fra i primissimi al mondo. Naturale che fra i due istituti si crei una sinergia: «Il nostro museo qui a Torino spiega il direttore del Mao, Marco Biscione accoglierà da aprile ad agosto circa 180 opere provenienti dal Museo di Roma. Abbiamo già stipulato un accordo con il Muciv per una partnership finalizzata a questa prima mostra, ma siamo solo all'inizio. Fra l'altro, abbiamo dei materiali in comune con Roma, come quelli della collezione d'arte del Gandhara, dal Pakistan, in cui l'arte ellenistica si fonde con quella indiana, provenienti dagli stressi scavi».
La Stampa
18 Gennaio 2018
✓ Entità verificate
Roma. La nuova vita del Museo Nazionale d'Arte Orientale di Roma
AN
Andrea Cionci
La Stampa
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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