ROMA, 4 APR - Ancora polemiche sul 'Satiro danzante', la statua bronzea, attribuita a Prassitele, rinvenuta davanti alla costa di Mazara del Vallo nel '98 ed esposta per la prima volta al pubblico dal primo aprile a Palazzo Montecitorio. Secondo la Storica dell'Arte Sandra Giannattasio sarebbe errata la ricostruzione dell'arto nel modellino realizzato in resina, esposto insieme all'originale per mostrare come doveva essere la statua nella sua interezza. In un articolo in uscita domani sull'agenzia di notizie culturali Ages, la studiosa individua nel rifacimento della gamba sinistra del Satiro (oltre a una fattura del modellato assolutamente inadeguata, pesante e inerte) una ricostruzione della positura dell'arto sbagliata, perche' non compatibile con la morfologia muscolo-tensiva sia della gamba destra gia' contratta in volo, sia della spalla e del collo contratti nella posizione dello sforzo di innalzamento del corpo. Intervistato al riguardo, lo storico dell'arte Paolo Moreno, che ha seguito tutte le fasi del complesso restauro dell'opera (secondo lui e' un originale del IV secolo a.C. attribuibile addirittura a Prassitele), pur ammettendo che il modellino e' sbagliato (ma e' gia' stato corretto), considera errati anche i presupposti addotti da Sandra Giannattasio. Moreno infatti esclude che il Satiro stia saltando, perche' "sta invece compiendo una danza circolare su se stesso, un po' come i dervisci o anche gli sciamani della Siberia". "E' una danza rotante, non c'e' nessun balzo", prosegue lo studioso, che comunque e' stato il primo a suggerire di correggere il modellino. Del resto, anche l'allestimento dell'originale, presenta, ma per ragioni di statica, un'inclinazione di 15-20 gradi in meno. Quando sara' posizionato nella teca del museo di Mazara del Vallo, il basamento del bronzo sara' zavorrato per eliminare l'impressione del salto. Difficile da abbandonare anche da parte di altri studiosi. Ma Moreno ha dalla sua parte 50-60 riproduzioni dell'antica Grecia, in cui il satiro e' raffigurato nell'atto di girare su se stesso a braccia distese e con lo sguardo puntato sulla pigna del tirso che tiene nella mano destra per autoipnotizzarsi.