La ristrutturazione della chiesa di San Marco e il suo ampliamento bloccati dal silenzio della Soprintendenza. Il progetto, per il quale non sono stati chiesti contributi pubblici, attende un parere da un anno e mezzo. Un po' troppo per il parroco, don Carlo Gervasi, e per la comunità di Chiavris che non comprendono il motivo di un ritardo così pronunciato. «L'attesa del responso - ironizza il parroco - è di gran lunga maggiore del tempo che servirà per la realizzazione dei lavori». E per perorare la causa, che ha il placet di parrocchiani e Commissione diocesana per l'arte sacra, «durante le messe di Natale, è stata avviata anche una raccolta di firme».Il progetto di ristrutturazione e ampliamento è stato redatto dagli architetti Massimo Bortolotti e Marco Stefani di Udine. L'aggiunta è prevista nella parte nord del cortile con un ulteriore ingresso dal piazzale laterale. «Se sarà approvato, ci saranno 90 posti in più a sedere - spiega don Gervasi - e altri 50 in piedi». Tra gli obiettivi, anche il miglioramento dell'illuminazione interna naturale attraverso una grande apertura finestrata a tutta altezza rivolta a nord (e ricavata nell'ampliamento). All'interno dei metri quadrati in più (circa un centinaio) è prevista un'area riservata al fonte battesimale, illuminato dall'alto da un lucernario a torre. I lavori riguardano anche il rinnovo del pavimento, unificando la superficie esistente e quella dell'ampliamento, e il miglioramento antisismico dell'intero edificio. «Sono interventi che la comunità giudica indispensabili - riprende il parroco - e gli stessi fedeli stanno contribuendo con offerte, che si aggiungono a quanto abbiamo già risparmiato». In tutto serviranno circa 800 mila euro e la parrocchia è pronta a elaborare un piano economico, non appena avrà il via libera dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio del Fvg. «Aspettiamo da un anno e mezzo - sbotta don Gervasi - un sì o un no ai lavori. Basta una risposta, ma dobbiamo sapere come e se proseguire».Il tema degli interventi era stato già affrontato prima dell'arrivo, nell'ottobre 2010, di don Gervasi. «Dopo averne parlato informalmente con i fedeli - spiega -, l'argomento è stato messo all'ordine del giorno in Consiglio Affari Economici nel 2011 e poi è stato informato il Consiglio pastorale parrocchiale, costituito nel luglio 2012». Tutte le alienazioni di beni parrocchiali fatte a partire da quegli anni hanno avuto il solo scopo «di sostenere gli interventi sulla chiesa». E dal dicembre 2012 è stata avviata una consultazione più seria con i fedeli, durante le messe, per conoscere la loro opinione. «Abbiamo preferito la strada della scelta qualificata - indica don Gervasi -: chi riconsegnava il modulo non era coperto dall'anonimato, ma dichiarava le proprie generalità e firmava le dichiarazioni. Sono state riconsegnate circa 300 risposte». In accordo con l'Ufficio Beni culturali della diocesi sono stati interpellati gli architetti Bortolotti e Stefani e il loro progetto «ha passato il vaglio dell'assemblea pubblica dei fedeli». Il progetto è stato poi presentato alla Commissione diocesana per l'arte sacra ottenendo il disco verde nella primavera del 2016. Nel luglio dello stesso anno è finito sul tavolo della Soprintendenza per il nulla-osta. Che, dopo un anno e mezzo, non è ancora arrivato.