La procura ha chiesto il rinvio a giudizio per due autodemolitori. " Gli sversamenti hanno intaccato la falda acquifera". Paris e Tocci: "Via dall'Appia" A due passi dal Colombario Costantiniano, dalla Torre Valca e dalla Cisterna romana, gli antichi ruderi che popolano il polmone verde della Caffarella. Nel bel mezzo del parco dell'Appia Antica, area protetta e vincolata per l'alto valore archeologico. Poco distante, tra l'altro, dal fiume Almone, ritenuto sacro dagli antichi romani. Per anni hanno ignorato l'ecosistema che avevano attorno, accatastando senza autorizzazione rifiuti e sversando le acque di scarico sul terreno nudo. Non si accontentavano di gestire due autodemolitori in un'area di pregio che con i rottami e gli scarti di materiale ferroso non ha nulla a che fare: quella gestione disinvolta e illecita di demolizione e smaltimento di materiali elettrici e legnosi e quegli scarichi di acque industriali miste a liquidi di vario genere ha compromesso il suolo e la falda sotterranea del parco. Sono queste le accuse che la procura ha mosso nei confronti di Walter Casagrande e Marco Pacetti, titolari della società Ferom srl, e di Cinzia Pignani e Paolo Annibali, titolari della Romana Recuperi srl. Il pm Maria Bice Barborini ha chiesto il rinvio a giudizio per tutti e quattro per una sfilza di reati che vanno dall'inquinamento ambientale alla gestione illecita di rifiuti. A tuonare contro tale vergogna è la direttrice del Parco archeologico dell'Appia Antica, Rita Paris: « Un'occupazione di quel tipo in quell'area è una cosa scandalosa. Siamo proprio alle porte del parco e lì vicino vi sono proprio i resti di una villa romana. Queste situazioni producono un danno ambientale e archeologico, oltre che di immagine e di decoro. Sul lato destro hai la straordinaria parte della valle della Caffarella e di là hai questo scempio. L'auspicio è che si possa mettere mano a questo abusivismo diffuso dell'Appia, per incominciare a dare decoro e segnare un po' di discontinuità». Non solo un'indecenza dal punto di vista archeologico. La consulenza disposta dalla procura ha rilevato in quei siti una contaminazione del suolo in superficie, con piombo, zinco e rame, e della falda sotterranea con manganese. Un danno per l'ambiente. In uno dei due demolitori, in particolare, la Ferom, le acque prodotte dall'attività di smaltimento finivano direttamente sulla terra nuda, sebbene vi fosse anche un impianto di raccolta, svuotato poco prima dell'arrivo dei consulenti tecnici della procura. «La Caffarella è un valore assoluto di Roma. I demolitori, e anche altre attività incompatibili con il parco, dovrebbero essere messi fuori, in un'area destinata loro, ma non si riesce a fare il passaggio ha detto Mario Tozzi, commissario del Parco regionale dell'Appia Antica - Il progetto già c'è, è stato attivato dalla precedente giunta ma ancora non è andato a buon fine. Ho preso contatti con l'assessore all'Urbanistica Luca Montuori che è sulla mia stessa linea. Probabilmente ci vorrà un incentivo economico ma per quanto riguarda eventuali bonifiche il compito spetta a loro ».
la Repubblica
14 Gennaio 2018
Sfascio e veleni hanno inquinato la Caffarella "A processo"
FR
Francesco Salvatore
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
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