«Una delle caratteristiche dell'età moderna cui nessuno pensa è proprio quella di difendere l'antico. Il nostro dovere, lo dico pensando prima di tutto a sindaco e soprintendente, è far sì che dentro le mura la città rimanga così com'è. Io lì non ci metterei proprio niente, al limite un mercatino di libri usati, che si smonta velocemente». Così il critico d'arte Eugenio Riccomini interviene sul tema molto dibattuto del Winter Village in piazza Verdi, rispondendo anche a Philippe Daverio che dalle pagine di Repubblica Bologna aveva mostrato apprezzamento per la struttura di container appena ultimata. Professor Riccomini, perché non le piace il Winter Village? «Capisco che la forma evochi quella di una torre, ma le torri non si fanno ammucchiando cassonetti o container che dir si voglia. Il problema principale è che questo oggetto è stato messo in un posto bello proprio perché antico. L'unico pezzo di muraglia duecentesca della città è lì, a pochi metri dalla lamiera di quello che avrebbero almeno dovuto chiamare "Villaggio d'inverno", per evitare una sudditanza linguistica insopportabile». Ma si tratta di un nuovo spazio per i turisti e per i giovani, non se ne sentiva secondo lei la necessità? «Se c'è bisogno di un ufficio pubblico di soccorso al turista, non ci vuole niente a mettere un chiosco con una persona gentile e poliglotta che distribuisca le informazioni richieste. Ma a cosa serve davvero uno spazio così grande? Dicono che sarà un luogo di incontro per i giovani ma non ci andranno mai lì dentro, non c'è neanche il bagno o un rubinetto per bere un bicchier d'acqua». Cosa si aspetta adesso che i contanier sono montati? «Io credo che sarebbe bene non fare queste cose e che la soprintendenza dicesse che è contraria. Comunque vorrei che la soprintendenza facesse udire la sua voce perché queste cose non andrebbero consentite. Lo spazio di una piazza antica è pubblico, cioè di tutti noi e deve essere difeso da un'istituzione dello Stato, cioè di tutti noi, come è appunto la soprintendenza». Ma lei come farebbe per rivitalizzare questa piazza? «Io penso che questa sia prima di tutto la piazza del Teatro Comunale e che il teatro si potrebbe "sporgere" di più verso la piazza, anche con un maxi schermo per far ascoltare ad esempio l'Opera anche fuori dal teatro (è stato fatto ad esempio a Milano con la prima "diffusa" della Scala, ndr). Oppure farei un mercatino di libri usati, una cosa che possa essere smontata molto velocemente». Comunqe anche il Winter Village è solo temporaneo, è stato ribadito più volte... «Ancora peggio, perché spendere dei soldi per una struttura destinata a durare pochissimo?» Spesso in questi giorni è stata citata Berlino come esempio di modernità riuscita, lei non pensa che Bologna sia troppo conservatrice «Berlino è stata distrutta dalle bombe, hanno chiamato architetti di grido per per fare cose che non c'erano. Hanno costruito una città nuova. Bologna invece dopo i bombardamenti è stata rimessa in piedi benissimo». Cosa consiglierebbe a chi amministra la città? «Non è vietato ogni tanto chiedere anche un consiglio ai vecchi». Storico dell'arte Eugenio Riccomini, 81 anni, storico dell'arte e grande divulgatore. È stato collaboratore di Cesare Gnudi negli anni Sessanta, poi Soprintendente ai beni storici e artistici a Parma e Piacenza. Tra il 1985 e il 1990 è stato assessore alla Cultura e due volte vicesindaco a Bologna