L'utilizzo delle automobili all'interno degli spazi riservati alle esposizioni d'arte contemporanea non è cosa nuova. Ecco i primi esempi italici che mi vengono in mente: nel 2002 l'artista inglese Simon Starling appende letteralmente al muro una vecchia Fiat 126 nella Galleria Franco Noero di Torino. Nel 2012, sempre a Torino, anche il designer Ron Arad fa pressare una serie di vecchie 500 e le appende sui muri della Pinacoteca Agnelli; nel 2013 Elisabetta Benassi realizza una grande installazione (per gli spazi della Fondazione Merz) in cui un peschereccio abbraccia nelle sue reti una grande Audi. E questi appunto sono solo i primi esempi che mi sono venuti in mente; quelli relativi esclusivamente all'automobile come parte integrante dell'opera d'arte. In questi giorni girovagando per Bari è possibile notare dei manifesti 6 X 3 pubblicizzare l'apertura di un negozio temporaneo di automobili nientepopodimeno che all'interno della Sala Murat. Futura principale sede del tanto atteso Polo del contemporaneo barese. Trattasi di un (potenzialmente discutibile) progetto di qualche artista? No. Trattasi di un marchio tedesco che occuperà la sala per promuovere l'ultimo modello di suv. Vero è che nella Sala Murat è sempre stato ospitato di tutto: dal palco per Michele Cucuzza e i suoi ospiti alle esposizioni natalizie del miglior presepe (e con questo non voglio sminuire tali esposizioni); dai concessionari di automobili alle mostre d'arte contemporanea. Per fare cassa, le istituzioni a cui fa capo lo affittano maldestramente a chiunque. È proprio per tali motivazioni questo spazio è finito per diventare un luogo senza alcuna identità. Fa paura osservare tale gestione, di uno spazio decisamente piccolo, in relazione (a questo punto) alla possibile futura gestione dei due spazi ben più ampi e costosi , che andranno ad affiancare la Sala Murat, nella formazione del futuro Polo, ovvero Margherita ed ex mercato. Eppure gli esempi virtuosi per fare cassa esistono anche nella stessa Puglia: impossibile non citare la recente notizia relativa all'installazione realizzata a Siponto da un giovane artista (Edoardo Tresoldi), che in pochi anni ha fatto incrementare le visite di un sito archeologico fino a renderlo il secondo museo più visitato della Puglia. Ma anche senza essere così virtuosi; le aziende automobilistiche hanno spesso finanziato l'arte contemporanea attraverso diverse tipologie di sponsorizzazioni. Ad esempio Bmw ha supportato la Quadriennale del 2016 e "in cambio" ha piazzato una macchina del marchio, dipinta dall'artista Sandro Chia, nei sotterranei (vicino ai bagni) del luogo dove si è svolta la manifestazione, il Palazzo delle Esposizioni di Roma. La dinamica relativa alla gestione della Sala Murat sembra essere agli antipodi di tutto ciò: qui le grandi aziende automobilistiche non supportano i progetti artistici, ma occupano direttamente gli spazi a essi deputati. (artista e regista, indaga il rapporto tra uomo e ambiente)
la Repubblica
12 Gennaio 2018
UNO SPAZIO SENZA IDENTITÀ COSÌ IL FUTURO FA PIÙ PAURA
FA
Fabrizio Bellomo
la Repubblica
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Bene culturale
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