È forse necessario avvisare, chiusosi un anno di stasi e all'inizio del nuovo, quanti credono che sia in corso o almeno siano state poste le basi per la tutela e la pianificazione virtuosa dei tanti paesaggi della Campania, che attualmente il territorio è ancora privo delle necessarie tutele ed esposto a chiunque voglia metterci mano. Nessuna azione è in corso da parte della Regione, costituzionalmente (e, si potrebbe aggiungere, sfortunatamente) delegata al governo del proprio territorio. Anzi. Allo stato le uniche regole certe e cogenti sono quelle che derogano a tutte le norme urbanistiche e consentono, senza far perdere troppo tempo con piani urbanistici, di manomettere il territorio ovunque, anche ( e soprattutto, vista la rendita posizionale) nelle aree a vincolo paesaggistico. A suggellare questo andazzo, che non lascia margine a nessuna prospettiva di recupero o rilancio programmatico dei territori campani, è la proroga fatta alla vigilia di Natale del Piano Casa, per tutto il 2018, da parte del Consiglio regionale. Una norma, è forse utile ricordarlo, che consente ampliamenti, cambi di destinazione d'uso e operazioni di demolizione e ricostruzione dovunque e in deroga a tutti gli strumenti di pianificazione del territorio e del paesaggio. Il risultato di questo accrocco di norme in deroga è un'azione diffusa e continuativa, che erode suolo, paesaggi, identità storiche e agricole, mentre l'attenzione e l'opinione pubblica si concentrano su pochi episodi paradigmatici, ma comunque marginali se guardati nella prospettiva dell'intero territorio regionale. Mentre continuiamo a discutere, ad esempio, di un metro cubo in più o in meno sul lungomare di Salerno, o di Bagnoli, del dimenticato progetto "Agorà6" di completamento del Centro direzionale in un'area oggi incredibilmente degradata, o della demolizione " esemplare" dell'ecomostro nella spiaggia di Alimuri già completamente cementificata fino alla battigia da tante altre costruzioni, nel resto della Campania imperversa l'edilizia " libera" e le norme che la Regione ha cucito addosso a chi ha voglia di costruire e immobilizzare i propri flussi di cassa, anche quelli di cui sarebbe necessario verificare meglio la provenienza Il risultato è che, lungi dal riqualificare l'esistente, in Campania prosegue l'erosione di suoli liberi. Secondo l'ultimo Rapporto Ispra sul consumo di suolo, tanto per citare uno studio autorevole, nella fascia tra 1 e 10 chilometri dalla costa, al primo posto c'è proprio la Campania con circa il 18 per cento di suolo consumato, persino sui territori in forte pendenza ( 5,4 per cento) e anche nella aree ad elevata pericolosità idraulica e sismica (rispettivamente 8,5 per cento e 10,4 per cento), con i trend tutti in crescita. Una tendenza negativa da sommare all'abusivismo edilizio puro che anche quest'anno ha rappresentato circa il 20 per cento del costruito. Il tutto con effetti diretti e indiretti sul paesaggio, ma anche sugli ecosistemi, sulla biodiversità e su fondamentali fattori di regolazione climatica e idrologica. È certo necessario, come va annunciando ai convegni l'assessore regionale Fulvio Bonavitacola, redigere un nuovo piano paesaggistico, ma è contestualmente necessario rivedere e, innanzitutto, abolire le leggi regionali in deroga, e che saranno leggi in deroga anche dopo l'approvazione (comunque improbabile) di un nuovo strumento paesaggistico, prevedendo da subito metodologie di controllo satellitare dei territori, sovrapponendo carte georeferite, oggi gestibili con semplicità ed economia anche da uno studente dei primi anni dell'università. Inoltre, uno degli effetti più immediati del nuovo corso regionale, cominciato con Bassolino, passando per Caldoro e per approdare infine a De Luca, è il fermo totale nella redazione degli strumenti urbanistici da parte dei Comuni. Le amministrazioni, infatti, non trovano più politicamente remunerativo approvare regole, fare scelte strategiche, sancire vincoli in un territorio dove tutti gli elettori possono comunque realizzare qualcosa. Persino il Piano territoriale di recente adottato dalla nuova Città metropolitana rischia di diventare uno strumento velleitario e fatto di sole buone intenzioni e che contiene previsioni che possono essere facilmente trascurate o modificate in qualsiasi momento. E così, la conclamata concretezza di De Luca rischia di trasformarsi nel suo contrario, e cioè in mera apparenza, nel campo urbanistico e della tutela del paesaggio. Salvo poi occuparsi, attraverso alcune leggi, una delle quali impugnata presso la Corte Costituzionale da parte del Governo, del come non demolire quanto di abusivo realizzato negli ultimi decenni di fronte all'impossibilità di definire pratiche di condono e ordinanze di demolizione. Una contraddizione solo apparente, perché perfettamente in linea con il laissez- faire deluchiano, che vede nelle norme paesaggistiche solide, nelle sovrintendenze, persino nei vincoli legati ai rischi naturali e antropici, dei nemici cui dedicare attenzione e da prendere con sufficienza o, nel caso, a maleparole. Come scrive Vittorio Meloni nel suo libro " Il crepuscolo dei fatti", citando Arron Banks, uno degli ideatori della campagna pro- Brexit: « C'è una tendenza a trasferire sul piano delle emozioni il racconto un tempo affidato ai fatti » . I fatti, cioè, non funzionano più «bisogna essere connessi con le persone emozionalmente». Soprattutto se le emozioni vengono prodotte dalla rendita urbana e dalla possibilità di poter costruire in libertà, in cambio di pericoloso consenso elettorale. Buon Anno.
la Repubblica
3 Gennaio 2018
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Giuseppe Guida
la Repubblica
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