Dai fasti e dagli sprechi degli anni d'oro al nulla. Dalla Regione che all'epoca dei governi Cuffaro e Lombardo arrivava a spendere quasi 80 milioni di euro per campagne pubblicitarie costosissime e grandi eventi di dubbio valore, al vuoto degli ultimi cinque anni nei quali, eccetto qualche sagra e qualche iniziativa come la mostra organizzata al British Museum, per pubblicizzare oltre Stretto i beni culturali e archeologici dell'Isola non si è fatto nulla. Perché alla domanda su «quanto hanno speso gli assessorati al Turismo e ai Beni culturali per la promozione dei nostri gioielli, spesso sconosciuti fuori dalla Sicilia», la risposta da parte di tutti gli assessori che si sono succeduti su queste poltrone è la stessa: «Zero, perché non avevamo fondi a disposizione». Così da quasi dieci anni la Regione non fa una campagna pubblicitaria degna di questo nome, mentre una miriade di fondi vanno sprecati in mille rivoli: dai 24 milioni di euro per i distretti turistici ai fondi riservati agli assessori, fra Turismo e Beni culturali circa tre milioni di euro l'anno. I siti senza voce La Regione non finanzia da tempo una vera campagna pubblicitaria che faccia conoscere oltre Stretto l'esistenza di un museo come quello di Aidone, che fa 25 paganti al giorno nonostante ospiti la Dea di Morgantina, o di un museo come l'Abatellis a Palermo, dove a vedere l'Annunciata di Antonello da Messina sono non più di 40 visitatori con biglietto al giorno. «Il primo problema è che ci sono troppe competenze divise tra due assessorati che andrebbero subito accorpati, Turismo e Beni culturali dice l'ex assessore Anthony Barbagallo e poi c'è un problema economico. Io ho deciso di promuovere l'Isola solo dal punto di vista culturale, e abbiamo promosso i nostri siti nelle principali borse turistiche del mondo, da New York a Tokyo. Abbiamo stampato brochure e manifesti e affittato gli spazi per gli operatori privati. Di più non potevamo fare». Per la promozione dell'Isola l'assessorato al Turismo ha avuto circa 1,7 milioni di euro l'anno. Ai quali, a onor del vero, vanno aggiunti circa 1,5 milioni per le iniziative direttamente promosse dagli assessori di turno: in gran parte sagre e piccoli eventi. Stesso discorso all'assessorato Beni culturali, dove sono stati spesi 1,5 milioni di euro l'anno per finanziare piccoli eventi, di scarso o nessun rilievo, e per la comunicazione dei musei e dei siti invece non si è speso praticamente un euro: l'unica iniziativa portata avanti negli ultimi anni è stata la mostra al British Museum, che per lo meno ha riempito per qualche giorno le facciate degli autobus londinesi con le immagini dei beni archeologici dell'Isola. I musei muti, il portale inutile Le competenze sulla comunicazione culturale e turistica, mai coordinata dagli assessorati al ramo, è suddivisa tra una miriade di enti: dai distretti turistici, ben 27 carrozzoni che hanno bruciato 24 milioni di euro di fondi europei per far poco o nulla, ai 13 poli museali e archeologici appena istituiti. Ma senza denaro nessuno può permettersi campagne informative degne di questo nome. «Non abbiamo i fondi, e nemmeno il personale specializzato dice il responsabile del Parco di Selinunte, Enrico Caruso ho solo due funzionari a disposizione e io sono un archeologo. Volevo assumere un social media manager, ma ho ritirato il bando perché qualcuno aveva sollevato polemiche». Nessun sito ha fondi a disposizione per lanciare grandi campagne di comunicazione. Il Centro per il catalogo, che ha tutto il materiale documentario e le immagini per avviare anche campagne informative, ha per tutto l'anno un budget di appena diecimila euro. L'assessorato al Turismo ha poi aperto, a costo zero e con personale interno, un portale internet, visit.sicily.info. Ma è tradotto solo in inglese (quello delle Marche è in dieci lingue) e non è aggiornato con regolarità. C'è di più: anche il sito dei Beni culturali non è aggiornato, tanto che i visitatori se ne lamentano sui social network: fino a ieri riportava i numeri di telefono dei vecchi dirigenti e gli orari di apertura dei musei non erano del tutto corretti. Insomma, un disastro nell'epoca di internet. La zavorra dei grandi sprechi A pesare sulla mancanza di fondi per la comunicazione culturale e turistica è anche il fardello degli sprechi passati. «Quando mi sono insediata al Turismo dice l'ex assessora Michela Stancheris mi sono trovata a dover far fronte a richieste di pagamento per mega-campagne di comunicazione e "grandi eventi" per circa 65 milioni di euro: dovevano essere utilizzati i fondi Ue, ma visti i pasticci fatti era impossibile consegnare una rendicontazione coerente con le regole europee a Bruxelles. Quindi altro che fondi per nuova comunicazione, noi dovevamo pagare ancora vecchi fornitori. Io poi avevo appena 1,5 milioni a disposizione per tutto». La Regione, inoltre, non ha mai varato campagne coerenti e continuative sui propri beni: «Ad esempio, la Puglia per dieci anni ha concordato in conferenza Stato-Regioni l'utilizzo di alcuni fondi solo per la comunicazione turistica e culturale continua Stancheris ma d'altronde lì c'era un assessore che ha lavorato per molti anni di seguito». In Sicilia Crocetta ha cambiato assessore al Turismo ogni dieci mesi. Per i distretti turistici, poi, con la vecchia programmazione Ue sono stati spesi 24 milioni di euro. Per fare cosa? Non si sa. «Infatti nella nuova programmazione non abbiamo messo soldi per i distretti, nonostante qualche protesta di chi voleva gestire questi enti», dice Barbagallo. Pochi fondi, una miriade di competenze divise in mille rivoli e il risultato è uno: la Sicilia non ha voce, né immagine, oltre Stretto. E nessuno sa che ad Aidone c'è una Dea che meriterebbe di essere ammirata dal mondo intero.
la Repubblica
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AN
Antonio Fraschilla
la Repubblica
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Bene culturale
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