Sovrintendente sotto accusa per le esternazioni sull'attuale progetto. ----------------------------------------------------------------- CARTELLINO giallo per l'architetto Gian Marco Jacobitti. Dopo essere stato rimosso dall'incarico di coordinare dei lavori di ricostruzione del teatro Petruzzelli, il sovrintendente regionale subirà un procedimento disciplinare. Lo ha deciso il sottosegretario ai Beni culturali, Nicola Bono, d'accordo con il ministro Rocco Buttiglione, che non ha gradito le esternazioni dell'architetto. La mossa era nell'aria da tempo. Il sottosegretario, che non esita a definire "inquietante" tutta la vicenda, ci aveva pensato già a giugno, dopo che le dichiarazioni di Jacobitti su presunte modifiche al progetto originario, nel consiglio di amministrazione della fondazione lirico-sinfonica Teatro Petruzzelli e Teatri di Bari. Non ne fece nulla perché «avevo ritenuto lo scivolone causato dalle dichiarazioni al cda del Petruzzelli frutto di un errore di valutazione». La lettera diffusa dal sovrintendente all'indomani della rimozione dall'incarico di coordinatore ha però fatto precipitare la situazione. «L'insistenza dell'architetto Jacobitti sulle ipotesi progettuali nuove e diverse, che lo stesso definisce addirittura essenziali ai fini della corretta esecuzione dei lavori di ricostruzione, e soprattutto le sue gravi affermazioni nei confronti miei e del ministero spiega il sottosegretario ai Beni culturali mi costringono a un diverso atteggiamento, teso a salvaguardare il prestigio e l'onorabilità dell'organo politico del ministero». Bono dice di non voler polemizzare con l'architetto Jacobitti. «Non sarà certo la sua ultima esternazione a farmi cambiare metodologia», osserva. Il sottosegretario, tuttavia, non rinuncia a rendere note le ragioni della rimozione. «In primo luogo spiega il direttore regionale è stato rimosso dall'incarico di seguire la vicenda della ricostruzione del Petruzzelli, perché, a giudizio del ministero, ha operato in maniera disinvolta, senza il rispetto delle procedure e, soprattutto, senza fornire ogni doverosa informazione all'autorità politica centrale, che ha la responsabilità istituzionale di portare a compimento la ricostruzione». La principale contestazione che viene mossa all'architetto Jacobitti è di aver cominciato a parlare di modifiche al progetto originario senza informare il ministero e senza riscontri oggettivi. «La prima volta in assoluto che il sottoscritto e, quindi, il ministero, ha avuto sentore di un'ipotesi diversa rispetto a quella progettuale spiega il sottosegretariorisale a pochi giorni prima dell'inaugurazione del foyer e precisamente il 10 giugno, allorquando l'architetto Jacobitti ne fece menzione nel corso di una sua audizione al cda della fondazione. Immediatamente convocato a Roma, dame e dal direttore Nastasi, che aveva assistito in diretta a questa esternazione, l'architetto Jacobitti dichiarò che si trattava di "mere ipotesi migliorative", formulate su sollecitazione non si sa bene di chi, certamente non del ministero». L'incidente sembrava superato. «Alle mie contestazioni sull'anomalia della procedura seguita e sulla sostanziale illegittimità di prevedere modifiche progettuali in corso d'opera dice ancora il sottosegretario lo stesso Jacobitti, alla presenza dell'architetto Soragni e del direttore Nastasi, dichiarò che effettivamente si trattava di ipotesi che effettivamente avrebbe comportato una revisione radicale del progetto e quindi una lievitazione conseguente dei tempi e dei costi relativi, tanto che anche lui riteneva inopportuno insistere su questa soluzione. In quella circostanza, tra l'altro, osservai che si potevano ipotizzare anche delle decorazioni interne in oro zecchino e quindi, anziché di un maggior costo di 12 milioni di euro, si poteva parlare di 20 o anche di 30milioni in più, perché evidentemente al cosiddetto concetto di "miglioria", perseguito in modo astratto, ovviamente non c'è limite». A questo punto, conclude il sottosegretario, sarà fatta chiarezza. Fermo restando che l'impegno del ministero resta quello di ricostruire il teatro "com'era e dov'era".