Chissà perché la Regione ha ancora un assessorato al Turismo e uno, distinto, ai Beni culturali. Come se i beni culturali fossero questione di musei polverosi sorvegliati da sovrintendenti arcigni e non l'unica industria possibile in una terra senza più industrie. E chissà perché (per la risposta, attendere ogni vigilia elettorale con contributi a sagre paesane e feste parrocchiali) l'assessorato al Turismo non spende i suoi soldi, anziché per "eventi" graditi ai clientes, per iniziative promozionali dei gioielli siciliani. Non spot estemporanei con modelle strapagate, ma comunicazione intelligente, campagne social, accordi con i tour operator, ingaggi di testimonial capaci di raccontare l'Isola ai conterranei. Le levate di scudi a difesa del "territorio" minacciato dai progetti di Sgarbi sui tour delle opere d'arte saranno credibili solo quando il "territorio" sarà venduto efficacemente ai turisti. Che devono trovare una navetta fra Aidone, Morgantina e Piazza Armerina, o fra il museo Pepoli di Trapani, la Nave punica di Marsala e il Satiro di Mazara. Senza che ogni scoperta comporti l'attraversamento di un deserto.