Panico, richieste di chiarimenti e tensione dopo la mossa della Procura: tutti vogliono leggere la consulenza È il momento del panico, delle frenetiche richieste di chiarimenti, dei telefoni degli avvocati che squillano in continuazione. La consulenza che la Procura di Genova ha commissionato alla professoressa Isabella Quattrocchi, le 20 opere di Modigliani sulle 21 sequestrate dalla mostra della scorsa primavera a Palazzo Ducale giudicate « grossolanamente false » , sta producendo le prime, fragorose conseguenze. Innanzitutto tutte le parti in causa hanno presentato un'istanza al pubblico ministero Michele Stagno e al procuratore aggiunto Paolo D'Ovidio per poter leggere finalmente la consulenza. Si sono mossi in primis i legali delle tre persone finora indagate con l'ipotesi di reato di truffa aggravata, messa in circolazione di false opere d'arte e riciclaggio: quindi gli avvocati Massimo Boggio e Massimo Sterpi per il collezionista e mercante d'arte Joseph Guttmann, proprietario di 11 delle opere sequestrate; Stefano Savi per Massimo Vitta Zelmann, presidente di MondoMostre Skira, la società che ha organizzato la mostra a Palazzo Ducale; Alberto Venco, legale di Rudy Chiappini, il curatore della mostra finita nella bufera; ma anche Cesare Manzitti, legale di Palazzo Ducale che finora è sempre stato considerato parte lesa dalla Procura. Oggi pm e sostituto procuratore dovrebbero consegnare la copia della consulenza ai legali, che davanti hanno due strade. La prima è una possibile contestazione della consulenza stessa, dei metodi con cui è stata eseguita, dei possibili danni agli stessi dipinti o disegni con il prelievo del pigmento. La seconda strada, che al momento appare scontata, è quella di commissionare una propria consulenza. Perché una volta che le opere sono state sequestrate (oggi sono ancora sotto custodia nel caveau romano del Nucleo Tutela patrimonio artistico dei Carabinieri, che stanno compiendo le indagini), nemmeno i proprietari hanno potuto vederle. Finora, dunque, la Procura ha potuto compiere le proprie indagini e coinvolgere stimati studiosi senza contradditorio. Ma con le consulenze di parte si apre un mondo. E si va al cuore del problema. Perché gli studiosi di Modigliani sono divisi, e anzi nel mondo artistico il fortissimo sospetto è che dietro a tutta questa vicenda ci sia una lotta ad accreditarsi come il critico di Modì per eccellenza. Carlo Pepi, l'appassionato che ha denunciato ai carabinieri di Roma i possibili falsi, ha trovato sponda in Marc Restellini, collaboratore per molti anni dell'Istituto Weldenstein di Parigi e direttore della Pinacoteca della capitale francese. Dall'altra parte c'è Christian Parisot, primo presidente dell'Archivio Modigliani creato in Francia dalla figlia dell'artista Jeanne, e autore di uno dei cataloghi a cui si è rifatto Rudy Chiappini. Sullo sfondo, l'anno 2020; centenario dalla morte di Modì, occasione irripetibile per sfornare iniziative delle più disparate e muovere interessi quasi inimmaginabili. Del resto la battaglia delle perizie e già iniziata: un'esperta del ministero dei Beni Culturali, Mariastella Margozzi, aveva già realizzato una consulenza per la Procura che poi su quella base ha deciso il sequestro. Rudy Chiappini aveva risposto con un dossier di 90 pagine consegnato ai magistrati, con il "curriculum" delle opere già in mostra altrove, e senza contestazioni. Se dunque i massimi esperti di Modigliani sono divisi e non riescono a superare il catalogo ragionato di Ambrogio Ceroni, pubblicato per la prima volta nel 1958 e aggiornato soltanto nel 1970, è davvero difficile pensare che si possa arrivare a un punto di sintesi sulle tante opere dell'artista livornese. E che dunque non si finisca a colpi di consulenze e perizie dove sarà sempre la parola di uno stimato studioso contro quella di un illustre collega. Con i magistrati, in mezzo, a decidere su interessi immensi. Ieri il telefono di Palazzo Ducale ha suonato i continuo, chiamate da tutto il mondo perché ci sono opere che da decine di milioni potrebbero valere all'improvviso zero. Un danno enorme. Per capirsi: nel 2015 è stato comprato all'asta il dipinto " Nu couché" alla cifra record di 152 milioni di dollari, 170 con le commissioni. Se lo è assicurato il magnate cinese Liu Yiqian dopo nove minuti e mezzo di una folle gara a colpi di rilanci milionari. Tornando invece alla mostra di Palazzo Ducale. per l'opera " Nudo disteso ( Ritratto di Celine Howard)", è bastato essere stata inserita nel catalogo della mostra di Palazzo Ducale perché dalla vendita a 28 milioni di euro «fosse proposta a vari mercanti d'arte a 32 milioni di euro » . A sostenerlo al giornale francese Le Monde è stato Restellini. Ora, da 32 milioni si potrebbe passare a poche centinaia di euro.