La procura di Genova dà ragione al collezionista Carlo Pepi che denunciò la truffa Il collezionista toscano Carlo Pepi aveva ragione: «Quei Modigliani non sono Modigliani». La pensa così anche la Procura di Genova che ha depositato i risultati della perizia depositata in tribunale sui quadri dell'artista livornese esposti nel marzo scorso a Palazzo Ducale e sequestrati dopo la denuncia di Pepi. Il perito Isabella Quattrocnella sua relazione ha scritto che le tele esaminate sono state «grossolanamente falsificate» sia «nel tratto che nel pigmento». Le cornici sono «provenienti da paesi dell'est europeo e dagli Stati Uniti, per nulla ricollegabile né come contesto né come periodo storico a Modigliani». Rimane solo un vero Modigliani, che è uno dei disegni sequestrati dai carabinieri. All'epoca furono tre gli indagati: il curatore della mostra Rudy Chiappini; il presidente di MondoMostre Skira, Massimo Vitta Zelman; il collezionista e mercante d'arte Joseph Guttmann, proprietario di alcune delle opere ritenute false. L'indagine, coordinata dall'aggiunto Paolo D'Ovidio e Michele Stagno, ipotizzava, a vario titolo, i reati di truffa aggravata, false opere d'arte e riciclaggio. Palazzo Ducale si dichiara «parte fortemente lesa. E se le perizie relative all'esame sui pigmenti confermassero il giudizio negativo della perizia depositata il consiglio direttivo della Fondazione Palazzo Ducale deciderà quali iniziative intraprendere». Le opere che furono sequestrate erano 21: la «Testa scultorea», la «Cariatide RossaGli sposi», il «Ritratto di Moricand», il «Ritratto di Jean Cocteau», il «Ritratto di Cham Soutine», la «Cariatide à genoux», il «Nudo seduto», la «Cariatide», il «Nudo disteso» («Ritratto di Céline Howard»), il «Ritratto di Mose Kisling», la «Testa di donna», «Testa di donna dai capelli rossi», la «Donna seduta», il «Ritratto femminile», il «Ritratto di Maria», 1918 circa, olio su cartone. Tra i dipinti sequestrati anche quelli attribuiti a Moise Kisling, dopo che l'esperto Marc Ottavi, catalogatore ufficiale dell'opera del pittore polacco, ne aveva dichiarato la falsità. Quei quadri furono sequestrati il 21 luglio scorso. I proprietari ricorsero al Riesame che però non ordinò il dissequestro. I giudici non ravvisarono pericolo per l'integrità dei dipinti, considerato che la tecnica più invasiva cui questi saranno sottoposti per la procedura di datazione «si limita al prelievo di frazioni di millimetro di pigmento della tela, in zona coperta da cornice». Ieri questa vicenda ha avuto un epilogo che sembra essere una specie di dannazione per Dedo, così si faceva chiamare Modigliani: osteggiato in vita, copiato senza ritegno dopo la sua morte.