Lecce. C'è il via libera del gip di Lecce alla riapertura dell'indagine sulla compatibilità del gasdotto Tap con ambiente e salute pubblica. Tema controverso sul quale l'arcivescovo di Lecce, Michele Seccia, torna ad esprimersi, dopo averlo fatto nelle scorse settimane mettendo al centro il concetto per lui irrinunciabile del «rispetto della bellezza del territorio». Accolta la richiesta della Procura di Lecce, si torna, dunque, a indagare sulle presunte false dichiarazioni connesse all'avvio dei lavori per la costruzione del metanodotto destinato a trasportare fino in Italia il gas naturale estratto nelle regioni del Caspio, passando per il terminale italiano di San Foca, sul litorale di Melendugno, contro il quale non si placa la protesta dei «No Tap». Arcivescovo Seccia, lei è a Lecce dallo scorso dicembre, ma dell'approdo Tap a San foca sembra essersi già fatto un'idea abbastanza precisa. «Prima bisogna vedere la correttezza di tutte le informazioni che ci hanno dato. Perché quando si dicono cose che non corrispondono alla realtà, come quando i responsabili del progetto sono venuti a trovarmi e mi hanno detto altre cose». Cosa le hanno detto monsignore? «Mi hanno parlato del metano, ma io mi chiedo se serve proprio tutto questo metano qui. È proprio vero che deve per forza arrivare anche dall'acqua, come mi hanno fatto credere o capire? Io con tutta umiltà dico che poi uno si sente messo in mezzo a una discussione dove ognuno esprime le sue verità. Vedo che quelli che vogliono arrivare, pur di arrivare, non si limitano nel dire cose che magari non stanno né in cielo né in terra». A chi si riferisce arcivescovo? «Vennero da me delle persone, penso coloro i quali stanno progettando l'opera. Io ascolto quello che mi dicono, ma rimane per me fermo il principio della salvaguardia del territorio che sta subendo troppo scempio. E ci sono persone che non dovrebbero cavalcare oggi tutti questi discorsi, perché mi chiedo dov'erano quanto i progetti sono stati fatti e approvati». Si riferisce alla politica? «Se io imprenditore decido di fare una cosa, devo farla o no con una progettazione? Ci sono degli incontri o degli accordi nazionali e internazionali? Ci sono delle valutazioni di natura industriale ed economica che sono state fatte? Non è che le cose sono iniziate da un giorno all'altro. I vari amministratori che nel corso degli anni si sono interessati della vicenda, ora dove sono? Io sono l'ultimo arrivato e posso dire solo che il territorio e la sua bellezza devono essere difesi». I parroci salentini hanno solidarizzato con i manifestanti durante lo sciopero contro Tap organizzato il mese scorso, mettendo in pratica il richiamo alla tutela dell'ambiente lanciato da papa Francesco con l'enciclica "Laudato si'". «Il Papa lo ha detto e lo diciamo anche noi vedendo quello che sta succedendo sul territorio, dalla Xylella ad altre situazioni. Cerchiamo di difendere il territorio». Sono, quindi, legittime le proteste contro Tap? «Io dico che se si è deciso di guardare con maggiore attenzione la realizzazione di progetti e cantieri, vuol dire che, forse, un po' di senso critico, o meglio, di sensibilità ecologica c'è ancora. Ho visto che l'enciclica è diventata oggetto di una attenzione così bella e particolare da parte dei ragazzi, quando ero nel teramano. Un'attenzione rinnovata al territorio e alla natura in genere è di fondamentale importanza. Per cui, arrivare qui e vedere che ci sono questi mega progetti mi fa pensare. Veramente c'è bisogno di aspettare che sia la popolazione a ribellarsi? Bisogna salvaguardare la natura, perché una volta persa la bellezza come ce la riprendiamo? Resteranno i quadri e la nostalgia. Oggi ho anche incontrato i rappresentanti di un'associazione che mi hanno parlato del progetto e dei rischi per l'ambiente che esso comporta e mi hanno anche lasciato degli opuscoli. Io ho ascoltato anche loro. Comunque è significativo il fatto che vi sia una rinnovata attenzione da parte della magistratura sull'opera. Staremo a vedere».