FERRARA Che cosa accomuna gli abiti di scena di Renata Tebaldi, la reggia di Venaria, la limonaia di Boboli e le cave abbandonate? Sono tutti giacimenti artistici e culturali che chiedono di essere conservati, risanati, preservati dall'azione del tempo o dagli interventi aggressivi dell'uomo. Per loro servono cure, ricette, terapie di conservazione e recupero al passo coi tempi. Le propone, da oggi, per l'Italia ma non solo, la ribalta del X Salone del restauro di Ferrara, alla Fiera: che vuoi dire 16.000 metri quadrati (orari 9,30-18,30; info: 0532 900713), 260 espositori, 10 mostre, 25 convegni, 78 incontri e una tendenza in crescita dell'offerta che parrebbe confermare una sempre maggiore sensibilità ai problemi della tutela da parte dei soggetti pubblici e privati. Anche se dalla città che proprio oggi assume ufficialmente la presidenza dei siti italiani dichiarati patrimoni dell'Unesco non si leveranno solo osanna all'attuale modello di tutela. La norma che equipara l'attività dei restauratori a quella degli edili espone infatti i programmi di recupero alle leggi del massimo ribasso d'appalto, con evidenti ripercussioni sulla qualità degli interventi e dunque sulla loro correttezza. Perché, come ricorderà anche il convegno odierno proprio patrocinato dall'Unesco titolo: Dai piani di tutela ai piani di gestione , non esiste solo una responsabilità culturale ma anche politica nella difesa del patrimonio architettonico e ambientale. Non basta infatti restaurare raccomandano gli esperti ma occorre fare manutenzione, soprattutto per i monumenti all'aperto, bisognosi di regolari interventi che li proteggano dall'umidità e dai molteplici fattori inquinanti. Un orecchio dal quale amministrazioni e sponsor privati non sempre ci sentono. Arte e territorio, arte e insediamenti urbani, dunque. Un nervo scoperto. Un tema di stretta attualità: come testimonia anche l'Istituto regionale dei Beni culturali che presenta la mostra Sculture all'aperto, con opere di Andrea Cascella e Francesco Somaini mentre una giornata di studi toccherà proprio il delicato argomento. Ma a Ferrara, come s'è detto, il concetto di bene artistico disegna tutta la sua ampiezza. Così, comprende anche gli abiti di scena della Tebaldi, il grande soprano che ha donato (e vengono) esposti per la prima volta qui dopo il restauro) 18 costumi indossati durante la carriera, i grandi complessi architettonici (i palazzi di San Pietroburgo), i luoghi di memorie come le sinagoghe (convegno Ibc). E anche le foto. «Sono campi finora poco frequentati e che oggi prendono sempre più piede spiega Giorgio Bonsanti, già soprintendente dell'Opificio delle Pietre Dure e ora docente di Storia e Tecnica del restauro a Prato . Lo attesta anche l'appuntamento con Conservare il '900, dedicato proprio alla fotografia. Perché, avverte lo studioso, «il restauro non riguarda solo l'antico ma anche il contemporaneo, ed è una sfida che chiama in causa la capacità pratica del restauratore, posto di fronte a materiali con cui difficilmente si è misurato prima e per i quali l'esperienza è tutta da costruire».
A lezione dai medici del Bello
Il X Salone del restauro di Ferrara, che si svolge dal 16 al 18 settembre, propone 260 espositori, 10 mostre, 25 convegni e 78 incontri. La tendenza è in crescita, con una maggiore sensibilità ai problemi della tutela da parte dei soggetti pubblici e privati. La norma che equipara l'attività dei restauratori a quella degli edili potrebbe avere ripercussioni sulla qualità degli interventi. Per difendere il patrimonio architettonico e ambientale, è necessario non solo restaurare ma anche fare manutenzione, soprattutto per i monumenti all'aperto. Un tema di attualità, come testimonia la mostra Sculture all'aperto e la giornata di studi.
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