Montalcino, la denuncia del professor Donati: «Parco dimenticato dalle istituzioni» Montalcino (Siena). A Poggio Civitella «ci sono rimasti solo i cinghiali». Il professore di etruscologia Luigi Donati denuncia lo stato di abbandono del parco archeologico di Montalcino, attraverso le pagine del primo numero di Archeologia Viva (Giunti) del 2018. Il sito, che per anni ha visto alternarsi centinaia di studenti dell'Università negli scavi dei resti dell'unica Fortezza etrusca, è abbandonato. «Anni e anni di lavoro andati sprecati. Ormai la vegetazione ha preso il sopravvento, gli unici ad entrare sono cinghiali e animali selvatici. Tutto per colpa di quella recinzione che non era nemmeno necessaria». Gli scavi iniziarono nel 1993, a due chilometri da Montalcino. Subito apparve evidente agli studiosi che il bosco celava «una fortezza composta di tre circuiti difensivi spiega Donati, segretario generale dell'istituto di Studi Etruschi e docente all'università di Firenze un anello in pietra sulla sommità e altri due periferici in terra e legname. Uno sforzo notevole ha richiesto lo scavo dell'anello sommitale, ridotto a un ammasso informe. Tutta la struttura è stata restaurata e ora è ben comprensibile, con rampa di accesso agli spalti, porta principale, postierla con garitta di guardia, alloggiamento e cisterna». Anzi, lo era. Perché dopo l'inaugurazione nel 2008 e i primi anni di attività del sito, «che non aveva bisogno di manutenzione, bastavano i visitatori a tenere puliti i percorsi», nel 2009, grazie a un finanziamento congiunto di Regione (367mila euro) e Comune (133mila euro), il parco archeologico subisce una trasformazione e a conclusione dei lavori, nel 2013, di fatto, viene abbandonato. «Venne costruita una reception, fu dotato di servizi igienici, fontanelli, percorsi per disabili, e fu costruita quella recinzione, una catastrofe». Prima, infatti, era di libero accesso, gratis, fruibile anche grazie a pannelli esplicativi in due lingue, meta di studenti e turisti soprattutto tedeschi e americani. E invece niente: dal 2013, dopo la conclusione dei lavori, il parco è chiuso, abbandonato. «Nessuno forse vuole farsi carico delle spese, non ci sono dipendenti, informazioni per visitarlo, né orari di apertura. Eppure, sarebbe tutto a costo zero, è il cancello che ci limita. Vorremmo andare con gli studenti delle università di Firenze e Siena, in due giorni ripuliremmo tutto». Un abbandono non solo estetico, anche istituzionale, che a Donati fa male. «Ho incontrato due volte Eugenio Giani, per fargli presente la situazione, ma non è successo niente. Il sindaco di Montalcino non so nemmeno se è conoscenza del fatto che esista il parco di Poggio Civitella. D'altronde, anche i suoi predecessori non ci sono mai venuti. Solo un sindaco venne qui, una volta, quando durante gli scavi arrivò il rettore dell'Università di Firenze, poi non ci ha più messo piede, sintomo della sordità delle autorità. Il parco potrebbe essere un valore aggiunto, ma è un problema culturale: si continua a puntare solo sul Brunello, non esiste altro». Eppure, in quei 15 anni di scavi e restauri, seguiti da studenti di tutto il mondo, da troupe televisive internazionali, fu fondamentale proprio «il generoso apporto dei montalcinesi che ospitavano l'équipe nelle sedi storiche dei quartieri, e degli sponsor che ci aiutarono. Un danno incalcolabile per Montalcino, che potrebbe vantare, duemila anni prima della fortezza medicea, una analoga struttura etrusca a difesa della propria libertà».