Settanta intellettuali firmano il "Manifesto per la tutela" Criticano le scelte di Felicori e Giulierini e attaccano la riforma Franceschini Gridano alla scandalo i settanta firmatari del "manifesto per la tutela" e contro la riforma Franceschini. Ex soprintendenti, docenti universitari ed esponenti del mondo dei beni culturali hanno elaborato un documento in vista delle elezioni del 4 marzo e scelgono - tra l'altro - di segnalare alcune iniziative ospitate a Napoli e Caserta per indicare - secondo loro - la situazione di "caos e paralisi creata dalla riforma Franceschini che separa la valorizzazione (nel senso di monetizzazione) dalla tutela privilegiando la prima a discapito della seconda". Ed ecco i casi campani messi sotto accusa dai firmatari: "Si organizzano gare di canottaggio nella vasca della Reggia di Caserta o si propagandano al suo interno prodotti tipici della zona e intanto la vasca risulta ingombra di rifiuti e l'intonaco cade a pezzi in una sala importante. Mentre, tanto per corroborare i vantati incrementi degli ingressi, si organizza al grande Museo archeologico nazionale di Napoli una mostra sul Napoli Calcio con magliette, ricordi e gadget di Maradona". Inoltre - denunciano i firmatari - "non si tiene in alcun conto il pesante conflitto di interessi sancito dall'Anac per un concorso tecnico- scientifico a Pompei, creando così un grave precedente". Ed ancora: " Si declama a ogni passo la bellezza dei paesaggi italiani, sempre più aggrediti da speculatori e abusivi, e per contro si lascia che la stragrande maggioranza delle Regioni (17 su 20) non predisponga, d'intesa col ministero, e poi approvi, i Piani paesaggistici previsti dal Codice per il paesaggio del 2007". Tra i firmatari e promotori del documento anti- riforma ci sono Adriano La Regina, già soprintendente Archeologia Roma e accademico dei Lincei, Fausto Zevi, già soprintendente archeologico Napoli e Caserta, docente alla Sapienza e accademico dei Lincei, Pietro Giovanni Guzzo, archeologo, già soprintendente in Puglia, a Bologna e a Pompei e accademico dei Lincei, Desideria Pasolini dall'Onda, fondatrice di Italia Nostra, Vittorio Emiliani e Tomaso Montanari, ordinario di storia dell'arte moderna, alla Federico II e presidente di Libertà e Giustizia. Gli autori del Manifesto chiedono di ricostruire "la rete dissestata della tutela" facendo prevalere " l'interesse pubblico sugli appetiti privati, premiando i capaci e meritevoli, riempiendo i vuoti negli organici dei beni culturali, evitando la chiusura per "vecchiezza" di archivi e biblioteche dove l'età media del personale supera i 60- 65 anni e i trentenni rappresentano lo 0,6- 1,6 per cento degli addetti". Dal ministero dei Beni culturali fanno sapere che si tratta di un attacco a Franceschini che sabato terrà una conferenza stampa per presentare i dati dei visitatori nei musei statali italiani nel 2017, segnando nuovamente cifre record. I direttori dei musei campani preferiscono non entrare nella polemica. « Sarà il ministro a rispondere, se lo riterrà» dicono.