Abusivismo, cemento abbandono delle campagne, assenza di pianificazione: il rapporto dei primi Stati generali del nostro territorio Tre metri quadrati, poco meno di un letto matrimoniale. È la quantità di suolo che oggi viene consumata ogni secondo. Trenta ettari al giorno. Ed è quasi sorprendente aggiungere che nel 2000, prima della crisi, nel pieno dell'espansione edilizia italiana, i metri quadrati che ogni secondo finivano sotto un edificio o un capannone industriale erano otto. Tutto bene, dunque? Il consumo di suolo si è più che dimezzato? E se invece si contassero le sole quattro regioni italiane che hanno realizzato il piano paesaggistico (un obbligo imposto dal Codice dei Beni culturali del 2008)? O si mettessero in fila i 284 architetti presenti nelle Soprintendenze su un organico previsto di 416, il 40 per cento dei quali ultrasessantenni e che ogni anno devono esaminare, in media, 457 richieste di autorizzazione paesaggistica? Questa e altre cifre ballavano ieri agli Stati generali del paesaggio, organizzati dal ministero per i Beni culturali, e in particolare dalla sottosegretaria Ilaria Borletti Buitoni. Al capezzale del grande malato, come l'ha definito Salvatore Settis, erano in tanti nel cortile di Palazzo Altemps, una delle splendide sedi del Museo nazionale romano. Medici preoccupati e allarmati, medici più fiduciosi o speranzosi. La diagnosi, invece, era contenuta nelle 470 pagine di un rapporto, il primo di queste dimensioni e di questa sistematicità, cui hanno lavorato 120 autori e che riflette in misura evidente le diverse prospettive. Lo stato di salute del paesaggio è contenuto nei numeri elaborati da Anna Marson, docente a Venezia ed ex assessora in Toscana (a lei si deve uno dei pochi piani paesaggistici approvati, oltre a quelli pugliese, piemontese e sardo: quest'ultimo ora minacciato da modifiche), e dai ricercatori dell'Istat e dell'Ispra. A loro si deve la quantificazione del consumo di suolo, che attualmente investe 23mila dei 300mila chilometri quadrati del territorio italiano. Dagli anni Cinquanta a oggi si è passati da un incremento del 2,7 per cento a uno del 7,6. Prevale il cosiddetto sprawl, vale a dire che l'urbanizzazione si diffonde in maniera diradata. E solo la crisi del 2008 e non politiche di contenimento ne hanno rallentato la crescita, senza fermarlo (una legge, assai controversa, giace in Parlamento). Le regioni con maggior incremento (oltre il 12 per cento) sono Lombardia e Veneto, le aree più colpite la pianura Padana, l'asse Firenze-Pisa, Roma e il suo hinterland, il Salento. Trasformazioni investono i paesaggi rurali e, più che l'edificazione, incide su di essi l'abbandono. Un capitolo a sé riguarda l'abusivismo. Un solo dato: prima della legge Galasso (1985), gli edifici vicino al mare erano 400 ogni chilometro quadrato, oggi, nonostante il vincolo imposto da quella norma, sono 512 (in Puglia sono 730, in Sicilia 700, in Calabria 600). Da qui discende che il 22 per cento degli italiani esprime un giudizio fortemente negativo sul paesaggio in cui vive. "Il nostro paesaggio ha continuato a subire attacchi che l'hanno degradato, ma contemporaneamente sono cresciute la consapevolezza e la partecipazione", sintetizza Borletti Buitoni davanti a esperti di varie discipline (giuristi, architetti, storici dell'arte, economisti) e poi soprintendenti, dirigenti del ministero, amministratori pubblici, esponenti delle associazioni, portatori di esperienze (da Antonio Loffredo, parroco di santa Maria della Sanità a Napoli a Marco Rossi-Doria, maestro di strada). Cinque le sessioni tematiche, dalle questioni giuridiche a quelle della formazione. Oggi la conclusione con Dario Franceschini e Paolo Gentiloni. Principali cambiamenti avvenuti tra il 2012 e il 2016 Il rapporto e anche la discussione evidenziano gli accenti diversi, più o meno indulgenti verso le semplificazioni introdotte nelle procedure di autorizzazione. Sulla fatica delle soprintendenze si soffermano funzionari in prima linea come Fausto Martino e Alessandra Vittorini. Martino, che ha in carico Cagliari e il sud della Sardegna, difensore del piano paesaggistico contro le modifiche proposte dalla Regione, solleva il tema delle semplificazioni per interventi "minori" decise senza fissare norme generali che stabiliscano a monte cosa si può fare e cosa no. Altra sofferenza, il personale. È vero che dopo l'andata in pensione di tanti funzionari è stato realizzato un concorso per 500 posti (che potrebbero diventare 800, ma che comunque non coprono tutti i posti vacanti): però molti vincitori ancora non sono stati assunti, le soprintendenze restano in affanno e il paesaggio corre ancora rischi.
la Repubblica
26 Ottobre 2017
Allarme paesaggio: ne consumiamo tre metri quadri al secondo
FR
Francesco Erbani
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
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