Tutto nasce da «La cucina macrobiotica zen». Testo originale della Sugar editore, Milano 1970. Da questo volumetto che, negli anni delle grandi ideologie, prometteva la rivoluzione anche in cucina, si sviluppa l'inchiesta sul «Fondo Palma Bucarelli» dell'Accademia di san Luca: migliaia di libri appartenuti alla famosa direttrice della Galleria Nazionale d'Arte Moderna (1942-1975), amica di Giulio Carlo Argan e storica promotrice di eventi dibattuti e apprezzati. Destinato alla distruzione e salvato dagli scrupoli di un custode, quel libro è divenuto il punto di partenza delle indagini. Gli scrupoli, appunto, hanno spinto Mario D'Elpidio, dipendente dell'Accademia di San Luca, titolare del fondo, a rivolgersi ai carabinieri del Nucleo per la tutela del patrimonio artistico. Il volume, contrassegnato, fa parte di quel patrimonio di opere d'inestimabile valore donate all'Accademia di San Luca dalla stessa Bucarelli (accademica a sua volta). Parte la caccia ad altri testi con lo stesso timbro. Gli investigatori, coordinati dal pubblico ministero Laura Condemi, scoprono così che quel fondo è stato smembrato. Trovano un libro qui, uno là. Raccolgono la denuncia di alcuni borsisti che affermano di aver visto opere sepolte nella sporcizia, fra acari e umidità. Mentre altre risultano introvabili, scomparse d'incanto. S'ipotizza uno sciagurato epilogo. Il fondo, dicono gli investigatori forse di natura pubblica, forse privata: questo è ancora da accertare doveva essere custodito dai vertici dell'Accademia di San Luca che invece se ne sono appropriati come fosse roba loro e lo hanno destinato, seconda i casi e i momenti, alle loro biblioteche personali oppure alla distruzione (un modo per saltare a piè pari il lavoro di catalogazione). Con i testi anni Settanta che invitano a scoprire nuovi mondi gastronomici c'è altro, inclusa parte della biblioteca appartenuta al marito della Bucarelli, Il dandy Paolo Monelli, storico inviato de La Stampa e del Corriere della Sera. Edizioni introvabili di storia e critica d'arte, libri con illustrazioni originali, opere prime di autori importanti. Un patrimonio ricchissimo. L'ipotesi al vaglio degli investigatori è che si tratti di un caso di appropriazione indebita ma, se si scoprisse che il fondo della Bucarelli ha natura pubblica, potrebbe scattare l'accusa più grave di peculato. Per chi? Innanzitutto tutto per l'ex segretario dell'Accademia, Giorgio Ciucci. L'inchiesta è uno stralcio dell'altra che ha riguardato i beni di San Luca e che ha travolto i vertici dell'istituzione e primo fra tutti lo stesso ex segretario. In casa della nipote i carabinieri avevano ritrovato opere grafiche di enorme valore appartenenti alla biblioteca accademica. Il metodo era stato replicato per anni. Sempre riguardo al primo filone, i magistrati stanno ascoltando gli indagati. Dalle verifiche era emersa anche la responsabilità di soprintendente alla Galleria accademica (Angela Cipriani) e direttore della Biblioteca Sarti (Fabrizio Ambrosi De Magistris) che, con Ciucci, «rivestendo la qualità di incaricati di pubblico servizio, avendo in ragione del proprio ufficio il permesso e comunque la disponibilità di beni mobili di natura storico artistica e libraria, se ne appropriavano». Fra i volumi sottratti anche edizioni pregiate de «I miserabili», dei disegni di Frank Lloyd Wright o del dizionario inglese Hazon. Rintracciata su una bancarella a Porta Portese una copia rara de «La figlia di Iorio» di Gabriele D'Annunzio. Era stata venduta all'ambulante Ivan Hristov a venti euro.