L'intero complesso del Castello di Schisò (del XIII sec.) che si affaccia sulla baia di Giardini Naxos (Messina), è stato acquistato dal gruppo imprenditoriale Chincherini, unico partecipante all'asta pubblica e già proprietario di alberghi sul Lago di Garda in Trentino e in Sicilia, per la cifra di un milione e 615mila euro, corrispondente al 25 in meno rispetto all'importo fissato a base d'asta di 2 milioni e 152 mila euro, nell'ambito di una procedura esecutiva immobiliare pendente innanzi al Tribunale di Messina. Un monumento tra i più antichi della riviera messinese, sottoposto al diritto di prelazione da parte della Regione, così come previsto dall'ex art. 59 del Codice dei beni culturali, per l'acquisto del quale, da decenni, l'assessorato regionale ai Beni culturali ha tentato più volte l'avvio di procedure di esproprio (stanziando ingenti somme, circa 12 miliardi delle vecchie lire), bloccate dai proprietari, che si sono sempre opposti in sede giudiziale con il risultato che in questi anni non è stato possibile concretizzare l'acquisto. Una volontà quella di acquisire il maniero al patrimonio regionale, che nei giorni precedenti l'asta era stata manifestata pubblicamente dal neo assessore ai Beni culturali Vittorio Sgarbi, il quale nel suo primo atto da assessore aveva dato l'autorizzazione al Parco archeologico di Naxos-Taormina di partecipare all'asta per aggiudicarsi il castello di via Calcide Eubea (la cui acquisizione risultava già peraltro deliberata lo scorso fine ottobre dall'Ente Parco di Naxos, con lo stanziamento dei fondi necessari all'acquisto). Un complesso storico, sul quale la Regione, nel caso il Parco non si fosse aggiudicato l'asta, avrebbe esercitato in ogni caso il diritto di prelazione, acquistandolo al prezzo di costo dal privato che si sarebbe aggiudicato il castello di Schisò. Una dichiarazione quella dell'assessore regionale ai Beni culturali, immediatamente prima dell'asta, ritenuta dagli attuali proprietari, i fratelli Paladino, seguiti dagli avvocati Rafaela Pugliano del foro di Messina e Francesco Saccone di Catania "affrettata e prematura", con l'effetto di scoraggiare diversi investitori dal formalizzare un'offerta di acquisto nell'ambito della svendita senza incanto del Castello di Schisò, il cui valore a base d'asta di 2 milioni e 152mila euro, ritenuto basso, veniva contestato dai proprietari nel corso del procedimento. A questo punto ci si attende da parte della Regione la dichiarazione del diritto di prelazione. La legge prevede che il decreto del giudice, di trasferimento dell'immobile all'acquirente, venga notificato alla Regione ai sensi dell'ex art.59 del codice dei beni culturali, al fine dell'eventuale diritto di prelazione che dovrebbe essere esercitato entro 60 giorni. Il castello la cui parte quadrangolare risale all'epoca bizantina, quando il borgo di Naxos era un importante base navale, grazie a fondi comunitari, è stato oggetto negli ultimi anni di un importante, sebbene parziale, intervento di restauro delle sue sale più prestigiose. Dalla sala con la splendida mensola lignea intagliata con losanghe, di epoca normanna, alla cappella palatina dedicata a San Pantaleone, santo d'oriente, alla sala dei bastioni e dei camminamenti bizantini. Lavori progettati e diretti dall'arch. Daniele Raneri e dall'ing. Sebastiano Di Prima, già artefici del restauro del vicino castello di Calatabiano. Per il comitato tecnico scientifico dell'ente Parco Archeologico di Naxos che lo scorso 31 ottobre si era espresso a favore della sua acquisizione, il Castello di Schisò oltre ad essere logisticamente adiacente al Parco, è provvisto di tutti quegli spazi necessari per la realizzazione di un nuovo museo archeologico, con aule didattiche e salette conferenza, oltre a spazi per depositi e locali indispensabili per un istituzione museale e per il Parco stesso.