«Il Maam è il " mio primo figlio" e non lo mollo». Giorgio de Finis, classe '66, è appena stato nominato dal vicesindaco Luca Bergamo direttore del Macro. Il museo di via Nizza da ora in poi non sarà più una struttura espositiva nel senso più classico, ma un qualcosa di "fluido". «Un luogo ospitale, una piazza dove si potrà stare, invece che visitare». Così de Finis ha spiegato la sua missione piuttosto sui generis. Come sui generis è il suo curriculum: antropologo, artista, regista, filmaker. Come riuscirà a conciliare i due incarichi? «Sarò al Maam ogni sabato, giorno di apertura al pubblico». Sì, perché la storia del Maam, che sta per Museo dell'Altro e dell'Altrove di Metropoliz, è anch'essa bizzarra. All'ex mattatoio della Fiorucci al civico 913 di via Prenestina, dove un tempo entravano maiali e uscivano salami, dal 2009 vivono abusivamente 200 persone. Un'occupazione, miscuglio di genti, che man mano è diventata l'anima di un via vai fatto di street artist, di opere e performance. Un laboratorio di esperienze artistiche, di vita e di lotta per la casa raccontato anche dal New York Times ». L'amministrazione grillina è contro "scroccopoli" e si batte perché le case occupate vadano ai veri assegnatari. Pensa che ora gli abusivi dell'ex mattatoio saranno mandati via? «Inutile dire che al Maam, dove abitano 60 famiglie con una settantina di figli, si vive da sempre con la spada di Damocle dello sgombero. Al momento c'è un procedimento giudiziario in corso perché la Salini, proprietaria dell'immobile, lo rivuole... Vediamo in futuro cosa accadrà». L'assessore Bergamo, che è stato tra i suoi maggiori sponsor, si è detto sempre contrario al Pantheon a pagamento e il Campidoglio introdurrà il Mic, un biglietto da 5 euro che darà la possibilità ai romani di entrare in tutti i musei per un anno. Lei è d'accordo? «Assolutamente sì, anche il Macro sarà gratuito. Se non fosse che poi non quadrano i bilanci e si fallisce, io darei la possibilità a tutti di non pagare persino i mezzi pubblici». Lei e Bergamo siete amici? «Ci conosciamo dai tempi del Mamiani, ma lui è più grande di me, io ero un "quartino", lui già uno studente dell'ultimo anno tra i più attivi del liceo. Mi ha invitato a Bruxelles quando era segretario generale di Culture Action Europe per parlare dell'esperimento Maam. E al Maam è venuto a fare una visita appena eletto assessore in Campidoglio». Parliamo del Macro, un "luogo dove stare e non da visitare". «Mi piacerebbe "scombussolare" certe regole del sistema arte. Vorrei che il Macro diventasse un posto dove si possono vedere gli artisti all'opera, video istallazioni che cambiano di continuo, una "piazza" dove si chiacchiera con le persone incontrate là: insomma uno spazio in cui l'adesione tra la gente e l'arte, è assolutamente spontanea».