Le ultime manifestazioni contro il Ponte sullo Stretto, il grande corteo di sabato 6 agosto a Messina e la traversata dello Stretto con Goletta verde di Legambiente del giorno dopo sono state animate da un movimento sempre più grande, allegro, combattivo, creativo e, nell'ultimo periodo, legittimamente più ottimista. Il progetto del Ponte, infatti, appare sempre più improbabile e la minaccia della reale costruzione come un fantasma fortunatamente lontano. Anche se il Consiglio di Stato ha rigettato il ricorso presentato da Italia nostra, Legambiente e Wwf e il sottosegretario ai Beni culturali Nicola Bono (An) ne ha approfittato per attaccare Legambiente, che ha invocato l'intervento dell'Unesco per bloccare l'opera, e magari anche di Standard Poor's, «per chiedere di valutare il rating di un'impresa (la Stretto di Messina spa, ndr) che si spaccia come privata e che invece viene realizzata con un pesantissimo contributo delle casse dello Stato». L'inchiesta della procura di Roma per falso ideologico nella Valutazione d'impatto ambientale, gli studi sui gravissimi impatti ambientali e territoriali e sull'inutilità economica e trasportistica, le recenti nuove indagini sugli aspetti direttamente costruttivi («ci sono una trentina di parametri scoperti, di cui almeno la metà insormontabili, per cui il prossimo euro che si spende in progettazione esecutiva è illegittimo», hanno concluso gli esperti di costruibilità) hanno consolidato e ulteriormente ampliato il fronte del no anche a livello istituzionale. Oggi in pratica tutto il centrosinistra è contro il ponte: dal Comune di Villa San Giovanni alla Regione Calabria la cancellazione definitiva dell'opera è rimbalzata nelle bozze di programma nazionale della Fabbrica di Prodi e dei tavoli dell'Unione. Peraltro anche vasti settori di centrodestra ormai convengono sulla «inutilità e dannosità» dell'opera: la Lega lo ripete ogni giorno, il ministro Alemanno lo ribadisce, Siniscalco lo ha tolto dal Dpef. Ma negli ultimi giorni un'ulteriore posizione governativa ha sancito le difficoltà a proseguire in un'operazione che ha già sprecato moltissime risorse e che fa acqua da tutte le parti: il Cipe ha accolto le motivazioni del Comune di Villa San Giovanni e della Regione Calabria, bloccando il progetto di collegamento al Ponte dalla parte calabrese, la cosiddetta "variante Cannitello" delle ferrovie. La mancanza di risorse e le oggettive difficoltà tecniche in pratica hanno fermato anche l'"ultrapontista" governo Berlusconi. In questo quadro appare paradossale e grottesco il tentativo del proponente di accelerare la scelta del general contractor per avviare una progettazione definitiva, che è diventata senza futuro. Sprecando magari ancora centinaia di milioni di euro (oltre ai circa 250 già spesi per redigere lo schema preliminare), prima dell'inevitabile interruzione dell'operazione con il cambio di governo.
PONTE SULLO STRETTO: la Grande opera si allontana
Il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina è sempre più improbabile a causa della crescente opposizione a livello istituzionale e popolare. Il Consiglio di Stato ha rigettato il ricorso presentato da Italia nostra, Legambiente e Wwf, e il governo ha iniziato a perdere il sostegno di diverse parti del centrodestra. La Regione Calabria e il Comune di Villa San Giovanni hanno cancellato definitivamente l'opera, e il Cipe ha bloccato il progetto di collegamento al Ponte dalla parte calabrese. La mancanza di risorse e le difficoltà tecniche hanno fermato anche l'"ultrapontista" governo Berlusconi.
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