Nessun danno archeologico, semmai la conferma che la fragilità del patrimonio rappresenta una priorità su cui continuare a investire. La notizia del crollo del muro di una domus a Pompei riporta la mente alla stagione nera dei cedimenti che fecero scalpore nel mondo: ma le conseguenze sono molto più lievi, e soprattutto è diverso il clima in un parco archeologico che guarda al futuro, rigenerato dagli investimenti europei del Grande Progetto. Sabato si apriranno nuove domus. Il cedimento di ieri mattina ha riguardato una porzione di muro nella Casa della Caccia ai Tori. Dopo il sopralluogo effettuato dal direttore generale Massimo Osanna assieme ai funzionari tecnici, è stato chiarito che il distacco della porzione di muro di circa un metro e mezzo, che si presentava in buono stato, è stato causato «dal cedimento non prevedibile di una cisterna sottostante che ha determinato la rotazione della struttura muraria». Non si sono registrati danni alla struttura archeologica «in quanto il muro si è adagiato integro al suolo e sarà quanto prima ricollocato nella sua posizione originaria», assicurano i tecnici. Nessun danno, quindi, ma una coda polemica sì. Osanna annuncia infatti una inchiesta interna: la notizia del crollo è giunta prima ai media che alla direzione.