Per anni effervescente e ora alla ricerca di un nuovo rilancio? Finora esempio virtuoso in Italia e ora meno attrattiva e incalzata dall'iper attivismo milanese? Forte delle intuizioni del recente passato come città dell'arte contemporanea e da anni meta di turisti in crescita costante, adesso Torino, a dieci anni dalla nascita di Contemporary e con un ingresso importante come le Ogr, è chiamata a riflettere sulla possibilità di aprire una nuova stagione culturale. Le biblioteche chiudono, le risorse continuano a diminuire e si fa fatica a trovare nuove idee. Anche se il pubblico dei Musei, soprattutto dei più importanti, resta fedele e li frequenta anche se sono poche le grandi mostre. La redazione torinese di Repubblica avvia il dibattito sul futuro del sistema culturale torinese con i vertici dei Musei cittadini e delle Fondazione bancarie e della Consulta per la valorizzazione dei beni artistici e culturali. Attori da tempo fondamentali per la sopravvivenza e la salute del sistema. Al tavolo i direttori della Reggia di Venaria Mario Turetta, del Castello di Rivoli e della Gam Carolyn Christov-Bakargiev, dei Musei Reali Enrica Pagella, di Artissima Ilaria Bonacossa, e la presidente della Consulta per la valorizzazione dei beni artistici e culturali Adriana Acutis. «Il sistema culturale tiene, l'immagine della città non è indebolita, ma serve una programmazione a dieci anni e trovare nuove scommesse, ad esempio puntare sull'educazione e la formazione nell'arte», è la soluzione proposta dalle Fondazioni bancarie che trova tutti d'accordo. E le richieste di fine anno per chiudere i bilanci «non sono più ammissibili», insistono i vertici delle due Fondazioni torinesi che agli enti chiedono piani triennali. Ci sono nuove idee per una Torino che sembra aver perso appeal? Christov-Bakargiev: «A livello internazionale Torino ha una immagine molto forte in questo momento. Alla Collezione Cerruti che aprirà nel 2019 collegata al Castello di Rivoli il New York Times ha dedicato un grande articolo e anche l'apertura delle Ogr ha creato attenzione. E Rivoli sarà il primo polo al mondo che parte dal contemporaneo per inglobare una collezione di arte anche antica. Qui sta nascendo un centro di ricerca sul modello del Getty Research Institute e dobbiamo guardare a lungo termine. Alla Gam martedì inauguriamo il nuovo allestimento ma abbiamo problemi strutturali. C'è un deficit di risorse e un rischio sicurezza per le opere. Difficoltà invisibili che ci fanno lavorare in equilibrio sul ghiaccio». Bonacossa: «A Torino siamo bravi a fare sistema. A Milano, che è la mia città, un tavolo come questo è impensabile. Una seconda Artissima? Non avrebbe senso, perchè non c'è soltanto il pubblico dell'arte, i pubblici sono tanti e hanno gusti ed esigenze diverse. Una Fiera, in una competizione globale, si svolge una volta all'anno». Turetta: «Mi stupisco che si parli di appannamento perchè a Torino in realtà per la cultura si fa molto. Parlo del sistema museale, ovviamente: ci sono i Musei Reali, le Officine grandi riparazioni, Venaria e il Consorzio delle Residenze che è partito da poco. Noi la nostra parte la stiamo facendo». Pagella: «Non si può dire che non ci siano ritardi, ma abbiamo un grande sistema che sta cercando di rigenerarsi e rispetto allo scorso anno abbiamo registrato il 20 per cento di visitatori in più. Senza dubbio ci sono problemi come la biglietteria online che ancora manca. C'è stato un investimento del ministero di 22 milioni, faremo i nuovi servizi per il pubblico, la sala mostre, restaureremo i laboratori di ricerca e restauro. Dal mio punto di vista siamo in un percorso di crescita. Sono molto d'accordo con Ilaria sul fatto che ci siano tanti segmenti di pubblico e certo non si può immaginare di avere tante Artissima, ma dovremmo avere un sistema di accoglienza e promozione più efficace». Gastaldo: «La percezione di perdita di appeal non è uno strumento di analisi. Ricorderei che fra il 2006 e il 2014 c'è stato un incremento di visitatori a Torino del 114 per cento, con una media nazionale che si ferma al 32 per cento. E il Museo Egizio è fra i primi dieci in Europa, l'unico italiano. Il prossimo anno si inaugura la cappella del Guarini e abbiamo varato il Consorzio delle Residenze sabaude. Domani c'è il battesimo del nuovo allestimento dei Piemontesi alla Sabauda e martedì delle collezioni della Gam. Qualità e attrattività sono due elementi. Il terzo è la sostenibilità economico finanziaria e il quadro è senza dubbio preoccupante. I finanziamenti pubblici sono calati dai 270 milioni del 2009 ai 180 del 2015, una somma che incide». Profumo: «Le risorse, nel complesso, pubblico e privato, sono calate dai 387 milioni del 2009 ai 245 del 2015, ovvero 132 milioni che mancano. E' cambiato il mondo, ci vuole una diversa visione. Serve un piano strategico complessivo per i prossimi dieci anni e ogni ente dovrebbe presentare con anticipo una programmazione triennale. Avere strategie a lungo termine e programmare a medio termine le risorse. Noi siamo disponibili a fare investimenti nelle infrastrutture ma chiediamo al sistema piemontese di cambiare mentalità e diventare imprenditore culturale. Noi possiamo mettere a disposizione le nostre competenze, abbiamo un centro di servizi che può sostenere i progetti dal punto di vista della conoscenza. Se volete vi insegniamo». Bakargiev: «Una maggiore efficienza è positiva, ma facciamo in modo che non ci siano rischi per l'autonomia culturale». Lapucci: «La sfida Torino-Milano mi sembra ormai un mantra. Torno sull'idea di perdita di appeal. Che secondo me non c'è, anche se si avverte nel mood di una certa parte della città. C'è piuttosto un problema di "governance". Torino è vista ancora come città di sperimentazione e a Roma la nostra immagine è meravigliosa. C'è una grande qualità delle risorse umane che Torino riesce ad attrarre e questo dovrebbe dirci qualcosa. Non è però più possibile, come accade e com'è accaduto ancora in questi giorni, veder arrivare a dicembre richieste di contributi. Si continua a lavorare per risolvere emergenze. D'altronde come potremmo pensare di non andare in soccorso di enti importanti, di chiudere "Teatri"? Ma non si può dare carta bianca a chi pensa di avere sempre un fondo a disposizione». Gianaria: «L'unico investimento che ci può permettere di diventare competitivi è quello della conoscenza. Siamo la città più vecchia d'Italia a parte Genova, ma se non vogliamo dare priorità al welfare per i pensionati, dovremmo guardare agli studenti. I problemi di sostenibilità ci sono e ci saranno. E richiedono scelte. L'unica risposta efficace è investire in sapere, conoscenza, produzione. Solo così la nostra immagine, che al momento potrebbe parere un po' appannata, avrà possibilità di esplodere fra vent'anni. Ed è questo che abbiamo ben presente alle Ogr. Meglio 15 ragazzi che partecipano alla creazione di una mostra con il curatore rispetto a 700 che guardano e non vedono. Torino deve continuare ad essere una Officina. Le prove di uno spettacolo teatrale sono senza dubbio più formative dello spettacolo stesso. Si entra nel processo, la logica dell'invisibile». Bonacossa: «Torino, quindici, vent'anni fa ha scommesso sull'arte contemporanea ma allora era sola, gli altri non c'erano. Questa partita ha funzionato, ma adesso tutte le città puntano sul contemporaneo e la specificità è persa. E quindi, forse per Torino è tempo di scommettere sull'arte nel campo della formazione e della ricerca. Per essere nuovamente diversa dagli altri e innovativa. La formazione come valore. Milano, città guidata da molti fondi privati, non potrebbe mai ragionare in questi termini. Non solo glamour, anche se non si può tralasciarlo del tutto e dev'essere inserito nell'offerta culturale». Acutis: «Sono contenta che le persone che siedono a questo tavolo rifiutino l'idea di una immagine appannata della città. Le nostre aziende stanziamo un milione all'anno che non è tantissimo, ma è abbastanza per fare molte cose. C'è una bellezza nella capacità di collaborare per Torino e citerei la palazzina di Stupinigi sulla quale siamo intervenuti. È un esempio della possibilità di crescere, che è spaventosa, e Stupinigi dovrà avere una identità diversa da Venaria e dalle altre regge. Lì c'è la terra, ci sono le cascine. Bisogna continuare a coltivare. Le potenzialità di sviluppo e crescita a Torino sono enormi, ci sono moltissime cose che si possono ancora fare». Profumo: «Consiglio di andare avanti con una progettazione a lungo termine, occorre inutire cosa diventerà la cultura nei prossimi dieci anni. Dall'anno prossimo vogliamo però anche sapere da voi, a fronte di una sostenibilità delle vostre istituzioni, cosa pensate di fare oltre a fare conservazione o mostre. Volete fare ricerca? Volete partecipare a bandi? Avete bisogno di essere supportati? di questi tempi servono sistemi più sofisticati. Noi possiamo diventare attori più importanti come soggetti che vi aiutano a crescere». Lapucci: «Le Fondazioni possono aiutare a ragionare sul disegno della strategia, anche nel campo della filantropia. E non servono soltanto a chiudere il fabbisogno di cassa dell'ultimo mese dell'anno. Questa è una ricchezza per Torino». Gastaldo: « In questa città c'è capacità di creare pensiero e declinarlo nelle forme espressive». Pagella: «Però stiamo chiudendo Biblioteche, per esempio quella della Gam». Christov- Bakarkiev: «Il Moma non lo farebbe mai».
la Repubblica
15 Dicembre 2017
"Basta emergenze in cultura Serve un piano lungo 10 anni"
MA
Marina Paglieri
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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