Scrivo in riferimento all'intervista ad Andrea Carandini "Basta restauri, solo la manutenzione programmata può salvare l'arte" del 17 dicembre su questo quotidiano, in cui si fa riferimento ad attività di manutenzione e restauro del Parco archeologico di Pompei di questi ultimi anni. n riferimento all'intervista ad Andrea Carandini "Basta restauri, solo la manutenzione programmata può salvare l'arte" del 17 dicembre su questo quotidiano, in cui si fa riferimento ad attività di manutenzione e restauro del Parco archeologico di Pompei di questi ultimi anni, è necessario fare chiarezza sugli approcci progettuali e le modalità esecutive del Grande Progetto Pompei in generale e in particolare sul progetto di manutenzione attualmente in essere, per sgombrare il campo da spiacevoli equivoci. La grave situazione conservativa in cui versava Pompei prima del Grande Progetto, in gran parte inaccessibile, con strutture murarie e apparati decorativi in grande sofferenza, era principalmente imputabile alla grande estensione del sito e ai danni inferti dal terremoto dell'80, ma soprattutto alla mancanza di continuità di cure costanti almeno dalla fine degli anni ' 70. La scelta che è parsa più opportuna è stata quella di investire la maggior parte delle risorse nel ripristino delle condizioni di sicurezza dei monumenti, che consentissero di rendere nuovamente fruibile la quasi totalità della città antica in tempi ragionevolmente brevi, e al tempo stesso di destinare una parte residuale dei fondi nel restauro di alcuni complessi edilizi, che versavano in condizioni di degrado estremamente avanzato e non più visibili da decenni. I lavori di messa in sicurezza, progettati ed eseguiti su tutti gli edifici entro le mura della città antica, hanno consentito un riallineamento prestazionale diffuso, in particolare delle strutture murarie e degli intonaci, con un sostanziale miglioramento dell'intero contesto. Difficilmente si sarebbe potuto avviare un efficace programma di manutenzione senza aver prima affrontato le maggiori criticità strutturali di elementi architettonici o di sezioni murarie in condizioni di pregiudizio statico, o aver fronteggiato le esigenze di consolidamento di numerosissime superfici murarie o decorate. Ancor prima dei lavori di messa in sicurezza si è proceduto al rilievo di dettaglio e alla mappatura del degrado di tutti gli organismi edilizi di Pompei, un quadro conoscitivo di straordinaria importanza che consentirà di poter disporre di parametri di riferimento relativi a un preciso momento storico, che saranno utilissimi per affrontare in futuro lo studio della velocità di evoluzione del degrado. Contemporaneamente, a partire dal 2015, è stato avviato un progetto di manutenzione programmata avvalendosi di una struttura organizzativa dotata di competenze specialistiche pluridisciplinari. Il servizio è stato affidato ad Ales Spa, società in house del Mibact con esperienza pluridecennale nel settore della manutenzione archeologica. Tale progetto ha tenuto conto della riflessione critica e del lungo percorso di studi e sperimentazioni condotte in Italia negli ultimi quarant'anni, che hanno introdotto un cambiamento di prospettiva nel modo di pensare e di approcciare alla manutenzione. Questo cambiamento metodologico consiste nel passaggio da interventi prevalentemente operativi, come avveniva in passato, a processi di studio e di controllo da attuare prima, durante e dopo le fasi strettamente esecutive. Il monitoraggio viene eseguito da uno staff di archeologi e architetti specializzati, coadiuvati da restauratori e ingegneri strutturisti, che quotidianamente ispezionano i monumenti ed elaborano report conoscitivi con programmi di manutenzione a breve o a medio termine, in parte da eseguire con lo stesso personale interno, in parte da esternalizzare. La presenza quotidiana di restauratori e operai specializzati, coordinati da archeologi e architetti che si occupano esclusivamente di manutenzione, consente di rispondere con efficienza alle innumerevoli emergenze conservative che presenta un'intera città sottoposta ad elevati flussi di visita. Nel progetto di manutenzione avviato, la teoria della conservazione programmata promossa da G. Urbani, è tradotta in un servizio continuativo di monitoraggio e manutenzione, gestito da uno staff tecnico- scientificoc, on l'obiettivo di individuare le priorità di intervento e di ridurre i lavori ai soli veramente necessari. Il percorso tracciato porterà alla graduale costruzione del piano di manutenzione del sito, prevedendo nei prossimi anni una continuità d'azione ma soprattutto un grande impegno sotto il profilo delle motivazioni e del valore " etico" della cura. In futuro saranno coinvolte le migliori energie scientifiche e tecniche, per sfruttare al meglio l'occasione di conoscenza e di formazione pratica che solo un sistema di manutenzione già operante può garantire, favorendo percorsi didattici multidisciplinari e lo sviluppo di una rinnovata sensibilità per la cultura della conservazione. L'autore è direttore generale del Parco archeologico di Pompei
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Massimo Osanna
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