Sequestrati anche 17 edifici storici occupati dai senzatetto e sgomberati ieri Sigilli a 17 immobili di pregio storico in stato di decadenza e sgombero degli insediamenti abusivi all'interno di una delle ville più estese di Roma, Villa Doria Pamphilj. Pugno duro della procura contro il degrado. Ieri mattina centinaia fra carabinieri del nucleo forestale e agenti della polizia municipale hanno eseguito il provvedimento di ripristino della legalità e di decoro in cooperazione con gli uomini dell'Ama. Il sequestro è stato emesso dal gip nell'ambito di una più ampia inchiesta coordinata dal pm Michele Nardi, relativa allo stato di abbandono e degrado della villa. Decine e decine di giacigli sono stati dismessi e l'area è stata bonificata: erano circa un centinaio i clochard che dormivano all'interno delle strutture della villa, nelle serre per lo più. All'arrivo dei militari e degli agenti la maggior di loro parte già aveva fatto le tende e gli uomini coordinati dalla procura si sono limitati ad apporre i sigilli alle strutture indicate dal pm. Si tratta di 17 immobili di valore storico, individuati fra 65 passati in rassegna da un pool di esperti incaricati dalla procura: la consulenza tecnica, di tipo architettonico e ingegneristico, li ha individuati come maggiormente a rischio dal punto di vista strutturale. Contestualmente sono stati trovati anche dei cumuli di eternit che a breve saranno smaltiti. L'inchiesta però è anche altro. Il fascicolo è aperto con le ipotesi di reato di invasione di edifici, danneggiamento e pericolo di crollo. Proprio quest'ultima ipotesi è strettamente legata a un profilo di tipo omissivo da parte di chi era delegato a vigilare sul buono stato di quelle strutture: la Soprintendenza per i beni architettonici del Comune di Roma e quella del ministero dei Beni culturali. L'indagine punta anche ad accertare eventuali lacune in capo a chi, all'interno di questi due enti, avrebbe dovuto vigilare sulla buona conservazione degli immobili. A far partire l'indagine un esposto dettagliato firmato dal principe Andrea Doria la villa un tempo apparteneva alla nobile famiglia nel quale è stato portato alla luce, allegando anche un book fotografico, lo stato di degrado: cumuli di rifiuti, facciate degli edifici in rovina e occupazioni abusive.