Lo scorso settembre, la Camera dei Deputati ha approvato in prima lettura un testo leggero, ma al tempo stesso importantissimo Quando s'intraprende un viaggio, specialmente se si prevede lungo e faticoso, oltre alla meta occorre avere ben chiara la motivazione che spinge a partire, tutto ciò che potrebbe servire durante la strada e, ovviamente, accertarsi di avere dei buoni compagni d'avventura. Nel 2015 è cominciato il viaggio verso una Legge che riconoscesse le Imprese Culturali e Creative: è una proposta nata dal basso, da una chiacchierata con alcuni giovani professionisti. La motivazione per arrivare presto e bene alla meta è stata anzitutto la necessità di mettere a sistema e valorizzare le specificità di un indotto che, stando alle ultime stime della Commissione UE, rappresenta il 3 del PIL europeo e il 6 della ricchezza prodotta in Italia. Ma non solo. Durante questo viaggio mi sono resa conto di quanto numerose fossero le diverse e complesse realtà territoriali che avevano bisogno di una struttura giuridica che consentisse loro anche solo di accedere a un sistema di benefici già previsti per altre realtà imprenditoriali. Con queste intenzioni, è iniziato un viaggio che davvero poi si è dimostrato essere lungo e faticoso: la proposta di Legge che avevo depositato ha preso la forma che solamente un lungo confronto fatto di due anni di audizioni, colloqui e dibattiti con tutti i protagonisti del settore poteva dargli. Lo scorso settembre, la Camera dei Deputati ha così approvato in prima lettura un testo leggero, ma al tempo stesso importantissimo. All'articolo 1, la Legge stabilisce i requisiti che devono essere posseduti da un'impresa per essere qualificata culturale e creativa: è un passaggio fondamentale perché, oltre a disegnare l'ambito di applicazione della Legge, consente anche di chiarire quali soggetti poi potranno avere accesso all'iscrizione nello specifico elenco che verrebbe istituito presso il Ministero dei beni culturali e del turismo. L'articolo successivo del testo, così come approvato in prima lettura, prevede poi alcune agevolazioni per le imprese culturali e creative iscritte nell'elenco: si tratta di benefici che consentono di svolgere l'attività d'impresa in modo più efficace e mirano quindi a supportarne lo svolgimento. Ad esempio, le ICC potrebbero chiedere la concessione di beni demaniali dismessi e adeguati al progetto artistico-culturale dell'impresa, e tutto a un canone agevolato, sostanzialmente limitato alle spese di manutenzione ordinaria. Originariamente erano previste anche altre misure, come la predisposizione di voucher che, emessi dal Ministero per importi predeterminati, erano pensati come sostegno anche economico, soprattutto in fase di start-up dell'attività d'impresa culturale e creativa. La Legge, approvata in prima lettura, si trova ancora in Senato, dove è stata chiesta dal Partito Democratico la sede deliberante per velocizzare il percorso, confidando nella responsabilità delle altre forze politiche in queste ultime settimane di legislatura. Facendo però i conti con la possibilità che, per irresponsabilità di altri, questo viaggio venga interrotto, alcune delle disposizioni più importanti (come la definizione di Impresa Culturale e Creativa e il sistema dei voucher) potrebbero rientrare nel testo della Legge di Bilancio per il 2018. Per l'approvazione della Legge di Bilancio bisognerà attendere solo qualche giorno, durante i quali, insieme ai miei colleghi che hanno condiviso il percorso e che continuo a ringraziare per essere stati una solida certezza, lavoreremo per fare in modo che, seppure lungo una strada diversa da quella che avevamo pensato due anni fa, la meta venga comunque raggiunta.
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15 Dicembre 2017
ROMA-Qui ci vuole una legge per le imprese culturali
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