È stata presentata giovedì 14 dicembre "Centri storici e futuro del Paese", la prima indagine conoscitiva sui centri storici dei 109 Capoluoghi di Provincia italiani realizzata da ANCSA - Associazione Nazionale Centri Storico-Artistici con la collaborazione del CRESME. L'evento si è svolto a Roma, nella sala polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Numeri e grafici consegnano una fotografia imparziale di quei 172 chilometri quadrati (lo 0,06 del territorio italiano) su cui sussistono i 109 centri storici oggetto dell'indagine. Nell'occasione è stato sottoscritto un Protocollo d'Intesa tra Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e ANCSA. "Il 52 delle abitazioni nel centro storico di Frosinone è vuoto spiega Ancsa - a Ragusa è il 42, mentre a Lecco il 42,2 delle abitazioni è occupato da non residenti. Nella Città Vecchia di Taranto un edificio su tre è inutilizzato, nel centro storico di Caltanissetta un edificio su cinque è inutilizzato, ad Agrigento, Benevento, Vibo Valentia, Trapani sono uno su dieci. In molte città del nord gli edifici inutilizzati hanno valori infinitesimali: 0,1 a Firenze, 0,2 a Siena. In questo quadro di difficoltà va segnalato il fondamentale ruolo economico che i centri storici, fin dagli anni 2000, stanno svolgendo nel Paese, come ci mostra chiaramente la ricerca: nello 0,06 del territorio italiano vive il 2,5 della popolazione e si trova l?8,4 degli addetti e soprattutto il 14,5 degli addetti ai servizi pubblici, il 14,0 dei servizi di produzione; il 13,4 delle attività ricettive. Per ogni abitante dei centri storici presi in esame ci sono 2,2 addetti. Questi alcuni numeri tratti dalla prima indagine conoscitiva sui centri storici dei 109 capoluoghi di provincia italiani. ANCSA ha realizzato questa indagine come primo significativo passo per la costituzione di un Osservatorio sui centri storici italiani dal quale trarre dati e informazioni quantitative e oggettive per meglio calibrare la proposta di nuove politiche urbane. Così scrive il Presidente di ANCSA Francesco Bandarin nell'Introduzione: Da oltre 30 anni non si svolgono ricerche sulla situazione complessiva dei centri storici italiani. Questa dimenticanza, davvero preoccupante se si pensa alla importanza che i centri storici hanno per l'economia e per l'immagine del Paese, si spiega per due ragioni: 1. la sensazione della classe politica nazionale che la protezione del patrimonio storico urbano, consacrata con il suo inserimento nel Codice dei Beni Culturali, sia stata assicurata definitivamente con le riforme urbanistiche degli anni '60 e '70; 2. il trasferimento della materia alle Regioni nel corso degli anni '80, che ha tolto allo Stato l'onere, ma anche la responsabilità, di vegliare sulla situazione dei centri storici. Nuove sono le sfide ai processi di conservazione del patrimonio storico e di sviluppo della società e dell'economia ed è importante capire che ruolo svolgano i centri storici italiani in questo contesto, quali siano i principali processi in corso, cosa debba fare la politica locale e nazionale, quale sia il nuovo ruolo degli operatori economici. L'analisi svolta mostra che vi sono centri storici che stanno attirando popolazione e sono dinamici e in piena trasformazione, mentre altri sono in crisi profonda, in stato di abbandono, con gravi problemi gestionali e occupazionali. La gravissima crisi del commercio minuto, l'ingresso potente di nuovi attori economici e nuovi usi turistici, la terziarizzazione del patrimonio, lo stock edilizio non occupato, l'assenza di adeguati investimenti per la manutenzione e la gestione, testimoniano una perdita della capacità di governo di queste parti delle città, così importanti e fragili. Una frattura pesante si va aprendo tra centri storici che diventano cuore pulsante della ripresa e centri storici che vivono l'abbandono, la crisi, il degrado. I dati che l'indagine offre sono sufficienti a sollevare l'allarme per una situazione in rapida e continua trasformazione. Senza una nuova politica per i centri storici, le dinamiche individuate dalla ricerca potranno portare, nel giro di un decennio, a squilibri gravi e irreversibili. La salvaguardia dei centri storici non riguarda solo la conservazione dei grandi monumenti del passato, ma richiede soprattutto un equilibrio tra gli usi, la protezione del tessuto minore e degli spazi pubblici, e il mantenimento dell'equilibrio sociale, da diversi punti di vista oggi gravemente minacciato". Fra le proposte del Ministero (al convegno era presente anche il Ministro Franceschini) per salvaguardare i centri storici vi sono: un sistema di regolamentazione digitale dei flussi turistici, la promozione all'estero dei centri storici sconosciuti, il contrasto all'uso scorretto del servizio Air BB, un uso più esteso della norma che permette di limitare la liberalizzazione delle licenze commerciali salvaguardando le botteghe tradizionali, sgravi fiscali per evitare la scomparsa delle librerie e l'allontanamento dei camion bar dai luoghi di pregio. Leggi la relazione completa al seguente link: http:www.ancsa.orgadmincontentsitarchivionews-e-iniziative95doc.pdf